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La prigione dei ricordi: Marcucci scrittore e poker player presenta il suo romanzo

  • Scritto da Redazione

La giornalista Romina D'Agostino intervista lo scrittore-poker player Gianluca Marcucci che ha presentato la sua ultima fatica all'evento Libri da scoprire 2013 a Roma. 

E lo scambio di battute inizia così: “La Prigione dei Ricordi” è il titolo del tuo primo libro, una storia ambientata a Roma e che inizia con un frammento di poesia tratto da un diario misterioso. Il tuo romanzo sembra davvero somigliare a una favola.

 

Per scrivere una storia si parte sempre da un’idea, da un’immagine e poi si comincia con un “c’era una volta”. Da questo punto di vista si può dire che ogni scrittore racconti sempre una favola.

Nel mio caso si parte con un brano tratto da un diario scritto Mario Tagliaferri, il padre del protagonista. Cosa c’è scritto in quel diario? In che modo tutto questo coinvolgerà i protagonisti? E da qui che inizia la nostra storia, condita da un pizzico di soprannaturale e rapidi cambi di scena.

Se ti chiedessi di riassumerne in breve la trama?

Luca Tagliaferri è uno scrittore che dimentica il suo passato a causa di un terribile incidente stradale che lo costringe al coma.

I suoi ricordi non sono però cancellati del tutto, ma giacciono nascosti in un angolo remoto della sua coscienza. La sua mente si trasforma così nella “prigione dei ricordi”. Una cella pensante in un corpo immobile. Una prigione nella prigione.

Nella testa dello scrittore frammenti del passato riemergono confondendosi con la trama del suo ultimo libro che lui scambia per realtà. Ne esce un universo parallelo dove Luca si trasforma al tempo stesso da autore a personaggio principale della storia. La trama della sua opera incompiuta si sovrappone a quel passato che lui tenta di ricordare e Luca rimane attaccato alla vita solo grazie al suo romanzo e all’amore per sua figlia, ma è comunque bloccato in un altrove oscuro che lui stesso ha contribuito a creare.

L’unica via di fuga sembra sia ricordare ed è una prova d’amore. Un viaggio lungo, insidioso, che ha comunque per meta il punto di partenza.

Hai parlato di amore, un argomento trattato e ritrattato eppure sempre attuale nel tempo. Tu cosa pensi dell’amore? 

Che da misura all’età che si ha. E’ quindi una sorta di termometro.

Quello però di cui si parla nel mio romanzo è un sentimento diverso, una forza che si mostra inarrestabile anche davanti a un ostacolo inamovibile. L’amore assoluto e incondizionato di un padre per la propria figlia.

Nel tuo libro ci parli del destino, anzi. Gli dai il volto di uno dei personaggi più importanti della storia. Sei un imprenditore, ma anche un giocatore di poker sportivo, qual è nella vita di tutti i giorni il tuo rapporto con il destino?

La vita è una strada lungo la quale ci si muove in un tempo finito. La maggior parte di noi affronta ogni giorno la quotidianità nel dubbio di cosa sia giusto e cosa non lo sia, per questo si sceglie, migliaia di volte, anche in situazioni che possono sembrare ricorrenti, abitudinarie o stupide come una partita di poker. Questo però non basta a fare andare le cose come vogliano che vadano. Non basta prendere la decisione giusta perché a infinite scelte corrispondono altrettante infinite e incontrollabili casualità. Siamo portati a chiamarle destino o sfortuna se sono negative e provvidenza o fortuna nel caso si traducano in un fatto positivo. Insomma al destino va data la giusta considerazione, ma spesso ci mettiamo del nostro e usiamo il destino come scusa per giustificare un errore che potremmo non commettere.

Un esempio?

Be’, allacciarsi le cinture. Sempre. Non fa la differenza se un asteroide colpisce la tua auto, ma in caso di incidente può essere fondamentale.

I personaggi della storia hanno tutti qualcosa che sembra ricondurli alla tua vita reale. Insomma, Luca Tagliaferri nasce il tuo stesso giorno. Goffredo, Nicoletta, Luca, esistono davvero o sono semplicemente frutto della tua fantasia? E se tutto è frutto della tua fantasia, come si fa a costruire i discorsi e i comportamenti di qualcuno che non è mai esistito senza utilizzare qualcosa di se stessi?

Nel romanzo è sicuramente dominante l’elemento soprannaturale, ma sono le coincidenze con la realtà a trasportare il lettore fino alla fine. C’è molto di Gianluca nel Luca della Prigione dei Ricordi: ma è un Gianluca sfumato e ambiguo, lo stato di coma in cui precipita il personaggio principale sembra quasi un’allucinazione dello scrittore.

E poi c’è il diario di Mario Tagliaferri, una raccolta di pensieri di un uomo geniale e imperfetto.

Qualcosa che potrebbe far pensare al tuo blog?

Esatto. Potrebbe essere la trasposizione del mio blog all’interno del racconto, visto che poi l’idea stessa del libro nasce tra le righe della mia pagina su internet.

Nel romanzo ho cercato di descrivere i personaggi con tutta la sensibilità possibile. Per questo li ho idealizzati e confusi con la realtà. Prendendo come esempio le persone che più amo. Credo che a molti lettori capiterà di riconoscersi o riconoscere una persona cara in Luca, Nicoletta e Goffredo Fidani.

Qual è tra tutti i personaggi del romanzo quello a cui ti senti più legato e perché?

Che cosa risponderebbe un padre se qualcuno gli chiedesse: dei tuoi tre bambini, quale preferisci? Sono tutti ugualmente importanti, i personaggi che ho inventato, compreso il destino. Non ne rinnegherò nessuno.

Io ho ovviamente letto il tuo libro e ho notato una particolare cura per linguaggio e le figure retoriche. Ecco, secondo te quanto è importante oggi lo stile nella stesura di un romanzo?

Io parto sempre dal presupposto che una buona storia sia sempre una buona storia, a prescindere dallo stile. Poi però bisogna anche tenere conto del pubblico a cui ci si vuole rivolgere. Più il romanzo è commerciale, più il linguaggio utilizzato deve a mio avviso essere semplice.

E il tuo romanzo è commerciale?

Non direi. Nella Prigione dei Ricordi ci sono figure retoriche complesse e c’è anche tanta filosofia. Credo di aver usato un linguaggio semplice nel limite di quanto la semplicità potesse consentire la descrizione dell’universo gotico in cui precipita il protagonista.

Prima di cominciare pensavo a cosa deve esserci di tanto importante in una storia perché valesse la pena essere scritta. E la risposta è stata un gran finale, personaggi in cui si rispecchino i lettori e un italiano degno di chiamarsi tale.

Come e quando ti sei reso conto di essere uno scrittore?

Quando ho ricevuto una email che diceva: caro Marcucci, il suo romanzo ci piace, sarebbe disposto ad apportare qualche modifica, in vista della pubblicazione? Ed io risposi, no grazie. Poi alla fine ho pubblicato con una piccola casa editrice esordiente. Diventi uno scrittore quando sei riconosciuto dagli altri, non prima.

Ci sono scrittori disciplinati, metodici, che stilano scalette e rileggono centinaia di volte i loro scritti; e autori che istintivamente buttano giù frasi su frasi fino a comporre un romanzo. Gianluca che tipo di scrittore è?

Un esordiente allo sbaraglio. Poco metodico e molto indisciplinato. Nel senso che quando dovevo scrivere mi aggiravo per la mia testa come un bambino in un negozio di giocattoli, facevo di tutto per distrarmi e perdere tempo. Contro ogni regola la prima cosa che ho scritto di questo romanzo è stata il finale poi sono andato a ritroso fino alla fine dell’ultimo capitolo, ed è una parte alla quale sono e rimarrò sempre affezionato.

Oltre a scrivere, tu sei un imprenditore e un famoso giocatore di texas hold’em; come si riesce a far convivere le due cose, le due anime. Preciso e rigido nel lavoro, disciplinato nel gioco e creativo e libero davanti a un foglio bianco.

Benissimo, grazie. Finché, come si dice a Roma, “me regge la pompa” per farlo e ottiengo risultati, allora vuol dire che posso farlo.

Se mi dovessi consigliare un romanzo non tuo? 

Non credo che esista un romanzo che non valga la pena leggere. A Latina, in questa piazza, credo sia stata organizzata una manifestazione fantastica e ci sono tanti scrittori che meriterebbero una chance di essere letti. Me compreso.

Si lo so, leggere è impegnativo, non è come osservare un quadro, una scultura o un film d’autore, ma non esiste nulla come la scrittura che ci sveli più segreti sulla vita degli esseri umani. Quindi apprezzateci, criticateci. Amateci oppure odiateci, ma leggeteci. Perché un libro senza i suoi lettori è qualcosa che non è mai esistito veramente.

Se dovessi terminare questa presentazione con un tuo aforisma?

Credo che l’ultimo aforisma del mio libro si adatti alla perfezione.

“Posso sussurrare decine di volte la parola fine, ma quando arrivo a scriverla dopo metto sempre un punto.”

 

La Prigione dei Ricordi” è il titolo del tuo primo libro, una storia ambientata a Roma e che inizia con un frammento di poesia tratto da un diario misterioso. Il tuo romanzo sembra davvero somigliare a una favola.

Per scrivere una storia si parte sempre da un’idea, da un’immagine e poi si comincia con un “c’era una volta”. Da questo punto di vista si può dire che ogni scrittore racconti sempre una favola.
Nel mio caso si parte con un brano tratto da un diario scritto Mario Tagliaferri, il padre del protagonista. Cosa c’è scritto in quel diario? In che modo tutto questo coinvolgerà i protagonisti? E da qui che inizia la nostra storia, condita da un pizzico di soprannaturale e rapidi cambi di scena.

Se ti chiedessi di riassumerne in breve la trama?
Luca Tagliaferri è uno scrittore che dimentica il suo passato a causa di un terribile incidente stradale che lo costringe al coma.
I suoi ricordi non sono però cancellati del tutto, ma giacciono nascosti in un angolo remoto della sua coscienza. La sua mente si trasforma così nella “prigione dei ricordi”. Una cella pensante in un corpo immobile. Una prigione nella prigione.
Nella testa dello scrittore frammenti del passato riemergono confondendosi con la trama del suo ultimo libro che lui scambia per realtà. Ne esce un universo parallelo dove Luca si trasforma al tempo stesso da autore a personaggio principale della storia. La trama della sua opera incompiuta si sovrappone a quel passato che lui tenta di ricordare e Luca rimane attaccato alla vita solo grazie al suo romanzo e all’amore per sua figlia, ma è comunque bloccato in un altrove oscuro che lui stesso ha contribuito a creare.
L’unica via di fuga sembra sia ricordare ed è una prova d’amore. Un viaggio lungo, insidioso, che ha comunque per meta il punto di partenza.

Hai parlato di amore, un argomento trattato e ritrattato eppure sempre attuale nel tempo. Tu cosa pensi dell’amore? 
Che da misura all’età che si ha. E’ quindi una sorta di termometro.
Quello però di cui si parla nel mio romanzo è un sentimento diverso, una forza che si mostra inarrestabile anche davanti a un ostacolo inamovibile. L’amore assoluto e incondizionato di un padre per la propria figlia.

Nel tuo libro ci parli del destino, anzi. Gli dai il volto di uno dei personaggi più importanti della storia. Sei un imprenditore, ma anche un giocatore di poker sportivo, qual è nella vita di tutti i giorni il tuo rapporto con il destino?
La vita è una strada lungo la quale ci si muove in un tempo finito. La maggior parte di noi affronta ogni giorno la quotidianità nel dubbio di cosa sia giusto e cosa non lo sia, per questo si sceglie, migliaia di volte, anche in situazioni che possono sembrare ricorrenti, abitudinarie o stupide come una partita di poker. Questo però non basta a fare andare le cose come vogliano che vadano. Non basta prendere la decisione giusta perché a infinite scelte corrispondono altrettante infinite e incontrollabili casualità. Siamo portati a chiamarle destino o sfortuna se sono negative e provvidenza o fortuna nel caso si traducano in un fatto positivo. Insomma al destino va data la giusta considerazione, ma spesso ci mettiamo del nostro e usiamo il destino come scusa per giustificare un errore che potremmo non commettere.

Un esempio?
Be’, allacciarsi le cinture. Sempre. Non fa la differenza se un asteroide colpisce la tua auto, ma in caso di incidente può essere fondamentale.

I personaggi della storia hanno tutti qualcosa che sembra ricondurli alla tua vita reale. Insomma, Luca Tagliaferri nasce il tuo stesso giorno. Goffredo, Nicoletta, Luca, esistono davvero o sono semplicemente frutto della tua fantasia? E se tutto è frutto della tua fantasia, come si fa a costruire i discorsi e i comportamenti di qualcuno che non è mai esistito senza utilizzare qualcosa di se stessi?
Nel romanzo è sicuramente dominante l’elemento soprannaturale, ma sono le coincidenze con la realtà a trasportare il lettore fino alla fine. C’è molto di Gianluca nel Luca della Prigione dei Ricordi: ma è un Gianluca sfumato e ambiguo, lo stato di coma in cui precipita il personaggio principale sembra quasi un’allucinazione dello scrittore.
E poi c’è il diario di Mario Tagliaferri, una raccolta di pensieri di un uomo geniale e imperfetto.

Qualcosa che potrebbe far pensare al tuo blog?
Esatto. Potrebbe essere la trasposizione del mio blog all’interno del racconto, visto che poi l’idea stessa del libro nasce tra le righe della mia pagina su internet.
Nel romanzo ho cercato di descrivere i personaggi con tutta la sensibilità possibile. Per questo li ho idealizzati e confusi con la realtà. Prendendo come esempio le persone che più amo. Credo che a molti lettori capiterà di riconoscersi o riconoscere una persona cara in Luca, Nicoletta e Goffredo Fidani.

Qual è tra tutti i personaggi del romanzo quello a cui ti senti più legato e perché?
Che cosa risponderebbe un padre se qualcuno gli chiedesse: dei tuoi tre bambini, quale preferisci? Sono tutti ugualmente importanti, i personaggi che ho inventato, compreso il destino. Non ne rinnegherò nessuno.

Io ho ovviamente letto il tuo libro e ho notato una particolare cura per linguaggio e le figure retoriche. Ecco, secondo te quanto è importante oggi lo stile nella stesura di un romanzo?
Io parto sempre dal presupposto che una buona storia sia sempre una buona storia, a prescindere dallo stile. Poi però bisogna anche tenere conto del pubblico a cui ci si vuole rivolgere. Più il romanzo è commerciale, più il linguaggio utilizzato deve a mio avviso essere semplice.

E il tuo romanzo è commerciale?
Non direi. Nella Prigione dei Ricordi ci sono figure retoriche complesse e c’è anche tanta filosofia. Credo di aver usato un linguaggio semplice nel limite di quanto la semplicità potesse consentire la descrizione dell’universo gotico in cui precipita il protagonista.
Prima di cominciare pensavo a cosa deve esserci di tanto importante in una storia perché valesse la pena essere scritta. E la risposta è stata un gran finale, personaggi in cui si rispecchino i lettori e un italiano degno di chiamarsi tale.

Come e quando ti sei reso conto di essere uno scrittore?
Quando ho ricevuto una email che diceva: caro Marcucci, il suo romanzo ci piace, sarebbe disposto ad apportare qualche modifica, in vista della pubblicazione? Ed io risposi, no grazie. Poi alla fine ho pubblicato con una piccola casa editrice esordiente. Diventi uno scrittore quando sei riconosciuto dagli altri, non prima.

Ci sono scrittori disciplinati, metodici, che stilano scalette e rileggono centinaia di volte i loro scritti; e autori che istintivamente buttano giù frasi su frasi fino a comporre un romanzo. Gianluca che tipo di scrittore è?
Un esordiente allo sbaraglio. Poco metodico e molto indisciplinato. Nel senso che quando dovevo scrivere mi aggiravo per la mia testa come un bambino in un negozio di giocattoli, facevo di tutto per distrarmi e perdere tempo. Contro ogni regola la prima cosa che ho scritto di questo romanzo è stata il finale poi sono andato a ritroso fino alla fine dell’ultimo capitolo, ed è una parte alla quale sono e rimarrò sempre affezionato.

Oltre a scrivere, tu sei un imprenditore e un famoso giocatore di texas hold’em; come si riesce a far convivere le due cose, le due anime. Preciso e rigido nel lavoro, disciplinato nel gioco e creativo e libero davanti a un foglio bianco.
Benissimo, grazie. Finché, come si dice a Roma, “me regge la pompa” per farlo e ottiengo risultati, allora vuol dire che posso farlo.

Se mi dovessi consigliare un romanzo non tuo? 
Non credo che esista un romanzo che non valga la pena leggere. A Latina, in questa piazza, credo sia stata organizzata una manifestazione fantastica e ci sono tanti scrittori che meriterebbero una chance di essere letti. Me compreso.
Si lo so, leggere è impegnativo, non è come osservare un quadro, una scultura o un film d’autore, ma non esiste nulla come la scrittura che ci sveli più segreti sulla vita degli esseri umani. Quindi apprezzateci, criticateci. Amateci oppure odiateci, ma leggeteci. Perché un libro senza i suoi lettori è qualcosa che non è mai esistito veramente.

Se dovessi terminare questa presentazione con un tuo aforisma?
Credo che l’ultimo aforisma del mio libro si adatti alla perfezione.
“Posso sussurrare decine di volte la parola fine, ma quando arrivo a scriverla dopo metto sempre un punto.”

 

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