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La realtà aumentata fa rivivere gli anni Sessanta a San Marino

  • Scritto da Redazione

Memorabilia di Little Tony e quadri d’oro di Johnny dei Rokes nelle due mostre in calendario fino al 23 luglio a San Marino

C’è persino un rarissimo modello di Cinebox nelle mostre dedicate a Little Tony e ai quadri di Johnny Charlton, chitarrista della leggendaria band inglese The Rokes, in calendario nella Repubblica di San Marino fino al 23 luglio a Palazzo Graziani – in Piazzale Lo Stradone di Città –allestite dall’Istituto della Memoria con il patrocinio della Segretaria di Stato alla Cultura e dalla Segreteria di stato alla Sanità.

Il Cinebox è un juke-box con lo schermo che furoreggiò tra i ragazzi dei primi anni ’60 - quando la televisione italiana era avara di musica per i giovani - perché mostrava a colori le canzoni eseguite dei cantanti più amati dagli adolescenti, in sostanza gli antenati del videoclip. 

Ed è proprio questa la particolarità di allestimento delle due mostre: contrapporre temi e apparecchiature di oltre mezzo secolo fa alla tecnologia della realtà aumentata, che consente effetti speciali fruibili da tutti i visitatori. Palazzo Graziani con i due eventi “Little Tony, il Titano del Rock” e “Johnny Charlton, Preziosi da Parete” rappresenta un ponte incorporeo – complici la musica e l’alta tecnologia  - tra il passato e il futuro.
L’immagine e l’allestimento delle mostre sono a cura di Ines Paolucci. 
 
IL TITANO DEL ROCK - La mostra di Little Tony è stata consentita dalla figlia Cristiana e dai fratelli Alberto ed Enrico Ciacci e dall’amico Roberto Valerio, memoria storica e meticoloso custode dei materiali relativi alla luminosa carriera dell’artista sammarinese. Un’esposizione mai vista in precedenza con i dischi, le fotografie, i premi, i manifesti dei film, il juke-box ma anche i numerosi abiti di scena e le leggendarie automobili del cantante scomparso il 27 maggio del 2013. 
La vita di Little Tony, non soltanto quella artistica, è stata emblematica delle trasformazioni del costume della Penisola. Le sue feste di compleanno (che tra l’altro coincidevano con quelle della figlia Cristiana, nata come lui il 9 febbraio) erano avvenimenti mondani celebrati da stampa e televisione: nella bella villa sull’Appia Antica si riunivano centinaia di persone, tra artisti, giornalisti, ferraristi (la tessera numero 1 del Fans Club della Ferrari porta proprio il nome di Little Tony e gli fu consegnata personalmente dal Patron Enzo). 
Quest’anno la Repubblica di San Marino, di cui i Ciacci rappresentano uno dei più antichi cognomi, ha inteso ricordare l’artista sia con la mostra sia intitolandogli la splendida Sala Polivalente dei Serravalle, oggi appunto Auditorium Little Tony.
La famiglia Ciacci ha la musica nel proprio DNA: erano musicisti il padre e lo zio di Tony che si trasferirono dalla Repubblica di San Marino a Tivoli, nelle vicinanze di Roma, nell’immediato dopoguerra. E musicisti erano i tre fratelli Ciacci che con il nome di Little Tony and His Brothers ottennero un clamoroso successo in Inghilterra a metà degli anni Cinquanta, tra i primi a proporre il nuovo irresistibile ritmo importato dall’America, il Rock and Roll. I numerosi dischi di Little Tony and His Brothers sono oggi un cimelio per collezionisti. Il trio fece subito dopo altrettanto clamore in Italia, attestandosi come vigorosa alternativa rock ad Adriano Celentano. Finì con uno strategico accordo artistico: Adriano e Tony al Festival di Sanremo del 1961 eseguirono lo stesso brano, 24mila baci, la canzone che tenne a battesimo il rock italiano.
Il resto è storia della musica, della discografia, del costume, con la famiglia Ciacci sempre in primo piano. Quando Alberto ha appeso al chiodo la chitarra è subentrata Cristiana, come corista nel gruppo del padre, a mantenere gli antichi equilibri musicalfamiliari. Ed è sempre Cristiana oggi a girare l’Italia con la band Little Tony Family per riproporre il repertorio del genitore e al suo fianco c’è Angelo Petruccetti, a lungo tastierista e arrangiatore dell’artista scomparso.
Enrico Ciacci merita un discorso a parte: non è soltanto l’autore di molti dei brani più famosi portati al successo dal fratello – uno per tutti: Quando vedrai la mia ragazza, musica di Enrico con le parole di Gino Paoli, uno dei 45 giri più venduti nella storia del disco italiano – ma è tuttora il chitarrista icona dell’epoca d’oro della discografia italiana. In molti brani dell’Hit Parade degli anni Sessanta e Settanta era Enrico alla chitarra ad accompagnare le popstar del momento: da Gianni Morandi a Rita Pavone, da Paul Anka a Neil Sedaka. Ed è sempre la chitarra di Enrico Ciacci a suonare nelle leggendarie colonne sonore composte da Ennio Morricone per gli spaghetti-western di Sergio Leone.
Lo scorso 16 giugno l’esibizione di Cristiana e la Little Tony Family negli indimenticati successi di Papà Tony ha inaugurato la mostra e l’Auditorium di Serravalle. Una serata particolare sarà invece dedicata a Enrico Ciacci, certamente tra i più importanti e prolifici chitarristi nel panorama assoluto della musica italiana, con un suo concerto che chiuderà in perfetta sintonia il calendario delle mostre.
 
DAI ROKES AI PREZIOSI DA PARETE - Esplosa la Beatlesmania, il gruppo più popolare tra i giovani italiani complice anche il Piper Club di cui erano le star indiscusse, furono The Rokes, quattro musicisti inglesi premiati dal 1964 al 1970 da un formidabile successo presso il pubblico della Penisola: oltre 5 milioni di dischi venduti, spettacoli televisivi, caroselli, film a fianco di Rita Pavone e addirittura assieme a Totò, tre volte al Festival di Sanremo. Dei quattro Rokes soltanto Shel Shapiro è rimasto ininterrottamente nell’ambiente della musica, ancora oggi “on stage” con un repertorio che comprende quei brani – da Che colpa abbiamo noi a E la pioggia che va – che hanno reso indimenticabile la band. Altri due componenti, il bassista Bobby Posner e il batterista Mike Shepstone, rientrarono nel 1971 in Inghilterra, ma da alcuni anni tornano periodicamente in Italia per riproporre i loro successi. 
Storia a parte è quella del chitarrista Johnny Charlton che rimase nel nostro paese intraprendendo nuove attività, quelle di designer, pittore, scultore e gallerista. Collaboratore stretto del pittore Mino Maccari, di cui divenne il gallerista esclusivo, Johnny prese a sviluppare la propria sensibilità artistica. L’amicizia e la guida di Maccari e l’attività di mercante di opere d’arte quale titolare della Galleria Charlton nei pressi di Piazza di Spagna a Roma, gli permisero la frequentazione assidua di artisti come Giorgio De Chirico, Giulio Turcato, Renato Guttuso, Mario Schifano consentendogli di apprendere e affinare la propria tecnica. Johnny disegna da quando era bambino: fu lui a ideare le chitarre a forma di freccia che l’azienda di strumenti musicali Eko costruì per i Rokes e che ulteriormente caratterizzarono l’immagine del gruppo inglese. Oggi quelle chitarre sono diventate il soggetto ricorrente e preferito di Johnny, che le rappresenta attraverso una procedura artistica insieme originale e antica, riproducendole in opere che combinano i colori e le foglie d’oro zecchino: più che quadri possiamo appropriatamente definirli Preziosi da Parete. 
Johnny Charlton, che all’attività di artista associa quella di perito di pittura d’arte per il Tribunale di Roma, ma che continua a essere uomo di spettacolo per Raiuno (da presidente della giuria de I Raccomandati a chitarra e voce delle sigle di TecheTecheTe’) espone i suoi lavori a Palazzo Graziani di Città fino al 23 luglio in una mostra collaterale a quella di Little Tony nell’ambito della rassegna allestita dall’Istituto della Memoria*. 
Tra le quaranta opere esposte a Palazzo Graziani vi sono sia la prima chitarra a forma di freccia disegnata da Johnny per i Rokes, sia le chitarre da parete ricostruite in foglie d’oro da 24 carati, assieme ai filmati a colori realizzati con il gruppo inglese negli anni Sessanta. 
*Istituto della Memoria è un progetto dell’ASSPIC (Associazione sammarinese sostegno patologie invecchiamento cerebrale).
 
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