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Champions League story: quella volta che Baggio tornò a Dortmund

  • Scritto da Redazione

Il 10 sulle spalle, il codino, un interno destro tagliente come la katana di un samurai. Con quell'interno destro Roby Baggio sapeva tagliare traiettorie irridenti per i portieri avversari, inebrianti per i tifosi della Juventus, che dai tempi di Michel Platini non vedevano simili magie.

 

Come muore una foglia Roberto lo ha imparato da Zico, ammirando e imitando le punizioni del Galinho, non immaginando che un giorno sarebbero state le sue punizioni ad essere ammirate e imitate. 18 aprile 1995, la Juve a Dortmund si gioca un posto in finale di Coppa Uefa.

Per i bianconeri un solo risultato possibile dopo il 2-2 dell'andata: la vittoria! Ma l'iniziale vantaggio di Porrini è annullato dal gol dell'ex Julio Cesar e l'1-1 ai tedeschi sta benissimo. Se n'è andata appena la mezz'ora, punizione per la Juve. Punizione per Baggio.

Il numero 10 raccoglie il pallone umido di pioggia e lo asciuga con il bordo inferiore della maglia. Poi lo mette giù, lo adagia morbidamente su di un letto d'erba e s'allontana. Tre passi indietro, un occhio al portiere, il fischio dell'arbitro. Un tocco lieve, il pallone prende l'ascensore e comincia a salire.

Sale oltre la barriera, la scavalca e girando su sè stesso continua a salire. Poi d'un tratto scende, planando leggero come una foglia cullata in aria da un Ponentino estivo. Scende alle spalle del portiere, tramonta laddove s'incontrano i pali, lì dov'è impossibile arrivare. Goool! 2-1 e bye bye Dortmund!

(news in collaborazione con Calcissimo.com)

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