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Elezioni Presidenziali Usa 2016: Clinton-Trump favoriti ma nelle quote si nascondono sorprese

  • Scritto da Cesare Antonini

Si avvicinano le primarie decisive per le elezioni presidenziali Usa che si terranno a novembre 2016: ecco tutte le quote. 

Per i bookmaker inglesi sarà sfida tra Hillary Clinton e Donald Trump con un vantaggio per riconferma del Partito Democratico dopo l'era Obama: la moglie dell'ex presidente Bill è pagata 1,83 contro il quattro volte la posta del magnate e proprietario anche dei casinò omonimi.


Ma, con le primarie al via a febbraio 2016 che porteranno all'elezione di novembre, l'incertezza è ancora molta nelle quote di Ladbrokes (sul dot com che usiamo come indicazione visto che non è possibile scommettere per i giocatori italiani). Non sembra esserci un super favorito anche se la Clinton potrebbe farcela con un buon margine di distacco. Il problema è che nel Partito Repubblicano la lotta per la candidatura è davvero dura: Trump sta facendo un lavoro davvero incredibile ma occhio a Marco Rubio che nelle quote interne al partito è pagato 2,25 contro l'1,25 di Donald. Ma ci sono anche Ted Cruz e Jeb Bush, quest'ultimo fastidiosissimo per il cognome imponente che eredita nel bene e nel male.
Allo stesso modo nell'ultimo duello televisivo prima del via al voto democratico per le primarie la Clinton si è resa conto di avere in Berni Sanders un avversario temibilissimo. Il senatore del Vermont ha affondato i colpi sui finanziamenti della rivale. L'ex first lady mette in difficoltà ha rinfacciato all'avversario la dubbia posizionesulle norme contro i fabbricanti di pistole e fucili. E, secondo i sondaggi, rischia molto nelle prime due sfide: in Iowa e New Hampshire.
E' quindi Sanders il principale avversario di Clinton anche se le quote parlano chiaro: da 1,20 di Hillary ai 3,50 di Bernie la forbice è assai ampia. Lotta a due comunque, visto che Joe Biden, un nome buono per tutte le stagioni a quanto pare, paga 25 volte la posta.
Tutti e due promettono di aumentare le tasse sui milionari, di cancellare i privilegi fiscali per gli hedge fund, di combattere l'elusione delle imprese che spostano sedi fiscali nei paradisi offshore. Le convergenze si estendono alla riforma del sistema penale, per sanare la piaga dell'incarcerazione di massa che colpisce sproporzionatamente neri e ispanici. D'accordo anche sulla politica di Obama per combattere il terrorismo islamista "per il quale abbiamo bisogno della massima collaborazione tra la comunità islamica, non di demonizzarla". Resta senza risposta il dilemma con cui si è scontrato più volte Obama, sul quale il presidente ha fatto una riflessione autocritica nell'ultimo discorso sullo Stato dell'Unione: come trovare terreni d'intesa bipartisan coi repubblicani, che controllano il Congresso oggi e rischiano di avere la maggioranza anche dopo il voto di novembre.
Nell'ultimo dibattito elettorale del Partito Repubblicano, invece, tanti i candidati ma solo tre i nomi da tenere in considerazione. Trump, Rubio e Cruz hanno litigato sull’immigrazione – o meglio su chi sarebbe più duro con gli immigrati – sul luogo di nascita proprio di Ted Cruz, senatore texano nato in Canada, cosa che secondo Donald Trump e alcuni giuristi rende impossibile la sua nomina a presidente, sulle tasse. E si sono attaccati con una certa durezza, anche quelli che fino a ieri tendevano a evitare di farlo. E poi hanno attaccato Obama e Clinton, specie sull’ipotesi di limitare la circolazione delle armi.
L’ultimo dibattito Tv (il cinquecentesimo?) prima del primo voto nelle primarie vedeva solo sette persone sul palco e tre persone da tenere d’occhio: Donald Trump, Marco Rubio e Ted Cruz. I tre sono andati tutti piuttosto bene e confermano l’idea di un partito repubblicano Usa che corre piuttosto a destra.
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