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Bologna caput match fixing: anche Starace nella 'banda' del tennis truccato

  • Scritto da Gt

Lo scandalo scommesse truccate nel tennis esplode e prende come punto di riferimento la città di Bologna. 

L'inchiesta sul match fixing nel tennis ha ormai preso come punto di riferimento Bologna. Secondo i magistrati era lì una delle centrali del malaffare che, dal 2007 e il 2011, ha truccato partite di tennis del circuito mondiale. E tra i protagonisti, secondo quanto riporta Repubblica, c’erano i commercialisti Francesco Giannone e Manlio Bruni.

Entrambi già coinvolti nella storiaccia del calcioscommesse che sotto le Due Torri travolse anche Beppe Signori. I due avrebbero messo in piedi un’organizzazione per pilotare partite e guadagnare montagne di soldi con le scommesse truccate. Avrebbero pagato i tennisti per perdere gli incontri dei tornei internazionali più blasonati aggiustando i punteggi finali.
L’inchiesta, della Procura di Cremona, affonda le sue radici in un corposo fascicolo che partendo proprio dalle scommesse calcistiche si è allargato coinvolgendo scommettitori e sportivi del mondo della racchetta. Ed è in questo contesto che i magistrati cremonesi hanno appena notificato a sette indagati l’avviso di conclusione delle indagini che riguardano un’associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Sette, almeno in questa tranche, i personaggi che potrebbero finire a processo. Tra loro i gia noti Giannone e Bruni, a cui vengono associati anche l’ex calciatore Roberto Goretti, e i tennisti Daniele Bracciali e Gaetano Potito Starace. E ancora: il commercialista veronese Enrico Sganzerla e l’ex tennista svedese Thomas Nydahl.
Il problema più grosso per gli inquisiti è che questi sarebbero fatti decisamente strutturati e non episodici con l'obiettivo di farli durare nel tempo.
Nel gruppo anche Potito Starace ormai considerato parte stabile della 'banda'.
Tutto partito dall'intercettazione di chat e messaggi grazie ai quali gli inquirenti ed il Procuratore Roberto Di Martino hanno scoperto di tutto.
Saltano così fuori nomi e cifre. Un vorticoso giro di soldi e compensi che venivano di volta in volta decisi a secondo dell’entità delle scommesse in campo. E gli affari andavano evidentemente bene, al punto che, per i pm, la centrale dei corruttori bolognesi aveva iniziato a fare proseliti.
Allo stato gli indagati sono soltanto i sette raggiunti dall’avviso di conclusione indagini. I magistrati infatti di alcune conversazioni non hanno trovato riscontro. Questo tuttavia non significa che non vi possano essere state altre partite truccate.
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