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Blitz Esports chiude i battenti e fa riflettere il mondo dell’editoria

  • Scritto da Daniele Duso

Chiude il giornale online Blitz Esports  e fa riflettere il mondo dell’editoria: parte del team acquisito da Discord, ma il gruppo editoriale è per strada.

L’evoluzione del mondo esport è veloce, imprevedibile e implacabile. La prova, se a qualcuno ne doveva servire una, è arrivata ieri pomeriggio, con la notizia che Discord assorbe (in parte) Blitz Esports, e che quest’ultimo termina dunque di pubblicare contenuti e vedrà prossimamente sparire la piattaforma web che l’ha reso famoso. Il primo a parlarne in Italia, come spesso accade, è stato ieri pomeriggio con un post su Instragram Filippo Pedrini, l’Esports Maestro: dissacrante, ironico, ma informatissimo, e drammaticamente serio quando serve. È lui infatti a suggerire ora una riflessione a tutto il mondo dell’editoria.

CHI È BLITZESPORT - Fondato l’11 maggio 2015 Berkeley (California), Blitz Esports in questi due anni ha saputo imporsi come uno dei media più autorevoli del panorama esport statunitense, e probabilmente di tutta la parte occidentale del pianeta. Specializzati in contenuti video spettacolari (in particolare su League of Legends, CS: GO e Overwatch), ma soprattutto analisi acute, capillari, utilissime per chi fa parte del mondo esport a qualsiasi livello. E ora, la rivoluzione, quasi improvvisa.

CHI È DISCORD – Blitz Esports viene smembrata e assorbita dai “vicini di casa” di Discord, la famosa app di messaggistica istantanea nata (a San Francisco, in California) più o meno in contemporanea a Blitz Esports (la prima versione è del 6 marzo 2015) con la quale è cresciuta quasi in parallelo e in proporzione al lievitare del mondo esport. Ora, è l’app nata proprio per comunicare mentre si gioca, a realizzare l’acquisizione di parte del team Blitz Esports, probabilmente con l’idea di ampliare il servizio offerto all’utenza (che ha superato i 130 milioni di persone nel maggio scorso).

 

 

LA FUSIONE, TRA SCOMPIGLIO E CURIOSITÀ – L’annuncio è stato dato ieri tramite Twitter: “Siamo entusiasti di annunciare che stiamo unendo le forze con @discordapp per creare qualcosa di ancor più interessante per i giocatori! ecco le prospettive per Blitz:”. E dopo i due punti, un’immagine di un’alba che a qualcuno invece (complice il colore) è sembrata un triste tramonto. Immancabile il thread su Reddit, al quale partecipano anche alcuni membri dello staff confermando che “tutto quello che ci è stato detto è che Blitz aveva concluso un accordo con Discord in cui il team di ingegneri si sarebbe unito a loro”.

GENTE LASCIATA PER STRADAL’entusiasmo di alcuni (il team di ingegneri sviluppatori di Blitz Esports) trova subito un contraltare nei tweet che parlano di quelli che invece il lavoro lo hanno perso, perché a Discord non servono; e sono proprio i pilastri della parte editoriale di Blitz Esports, i creatori di contenuti. In pratica coloro che hanno reso grande Blitz Esports, gli ideatori di contenuti scritti e video che sempre hanno saputo colpire l’attenzione, suscitare curiosità. Ora a loro, otto persone in tutto, non resta che condividere i curriculum su Twitter, invitando a diffonderli con la nota: “RT's appreciated”.

BRUTTA ARIA PER I CONTENT EDITOR – Blitz Esports chiude dunque la sua attività, e lo fa quasi esattamente un anno dopo Slingshot Esports, che ha postato l’ultimo contenuto il 30 ottobre 2017. Pochi mesi prima, il 16 giugno 2017, aveva chiuso i battenti Yahoo Esports (la sezione che Yahoo dedicava a questo mondo), dopo che Yahoo è divenuta parte di Oath Inc., già società madre di America Online e Thumbl, che ha deciso di puntare tutto su Yahoo Sports.

QUALI RIFLESSIONI PER L’EDITORIA – Proprio Yahoo Esports, meno di due anni fa (13 dicembre 2016), era stato messo da Pedriny al quinto posto in una ipotetica classifica dei migliori “Siti dedicati agli eports”. Fallimenti dovuti solo a strategie aziendali sbagliate? Probabilmente sì, anche se ognuno di quelli citati ha alle spalle ragioni differenti che non possono essere analizzate in poche righe. Tuttavia vien da chiedersi se non siano un po’ tutti gli attori sul palco, compresi gli stessi creatori di contenuti, a dover rivedere la loro posizione (forse il modus operandi, più che una spesso indiscussa professionalità) in un mondo che cambia così velocemente?

 

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