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Gioco e scrittura, connubio antico come la letteratura

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Lo scrittore e saggista Nicola Gardini analizza il legame del gioco con la letteratura ed evidenzia come i Casinò siano anche luoghi della memoria sociale.

Tra gioco, intrattenimento, arte e storia. Secondo Nicola Gardini, scrittore, poeta, saggista e pittore, il Casinò di Sanremo, dove ha presentato il suo ultimo libro "Con Ovidio, la felicità di leggere un classico", la location matuziana è un unicum.

"La sua illustre tradizione dei 'Martedì Letterari' rendono diverso il Casinò di Sanremo dalle altre Case da gioco italiane. Del resto, il connubio tra gioco e scrittura è antico come la letteratura ed è bello che un Casinò lo renda vivo e che scommetta su di esso.
 
Scommettendo sulle parole si vincono molte partite, tutti noi siamo fatti di parole e di ipotesi. Proprio per questo motivo accolgo sempre con gioia l'invito a venire al Casinò e mi piace ricordare come la letteratura ha spesso illustrato i luoghi del gioco facendone anche luoghi della memoria sociale, al pari di altri spazi eccellenti: dal museo all'ospedale, dal lazzaretto al labirinto. Tutti questi sono luoghi letterari e il Casinò rientra tra essi, oltre a essere un luogo di smarrimento e della fortuna, la grande dea che ci accompagna dalla notte dei tempi.
 
Un castello dei destini incrociati, un castello di Atlante dove ci incontriamo e confrontiamo anche con i nostri fantasmi e desideri”.
 
Qual è l'attualità di un classico della letteratura latina come Ovidio ed è possibile una sua fruizione anche in chiave moderna?
 
“L'attualità dei classici è una questione grossissima, che si può affrontare da milioni di prospettive. La distanza temporale non ci deve sopraffare. Il mondo ha un miliardo di anni e un classico come Ovidio ci dice che il tempo si misura con calendari che non sono quelli dell'orologio. Ci sono persistenze e attualità che vanno oltre la misurazione cronologica spicciola. Ciò premesso, l'attualità di Ovidio si trova nel suo sguardo aperto e comparativo su ogni forma del vivente. Con la sua poesia ha riformato il costume sessuale e ridato dignità alla sessualità gemminile, creando un vocabolario per essa, in anni in cui la normalizzazione augustea andava contro questa tendenza. È un grande riformatore, un grande freudiano ancora prima, molto prima, di Freud. Molte delle pulsioni descritte da Freud, come il narcisismo, vengono infatti dai miti ovidiani. Di grande attualità anche il concetto di metamorfosi: un perenne divenire che non significa solo dissoluzione e instabilità ma continuità di vita che va al di là delle forme di vita. Una vita che ci unisce tutti: la sorgente d'acqua, il fuori, il ragno, un essere umano, hanno tutti la stessa dignità di vita. Ovidio abolisce le gerarchie, il sopra e il sotto. È un grande dissidente, quando dice che non esistono i primi e gli ultimi contesta il potere superiore dell'imperatore, tant'è, infatti, che finirà esule e abbandonato. Rimane dunque un esempio di critica sociale e al potere”.
 
Nell'antichità e negli altri periodi storici che lei ha studiato ed esaminato, il gioco come veniva considerato?
 
“Il gioco era un po' tutto. Il ludus, da cui derivano ludoteca e ludomania, era un momento fondamentale della formazione, e il termine è accomunato a lusus, che può significare anche esercizio poetico. Nell'idea di gioco c'è anche l'impegno creativo, che è un momento importantissimo. Pensiamo al peso che i ludii, le gare e le competizioni. avevano nella strutturazione della società romana e prima ancora greca. Il gioco è un momento eroico, quando l'individuo umano si misura con forze superiori, come la belva ma anche l'atleta. Il gioco, in particolare, è fondamentale nella formazione dell'individuo maschio, nelle società che sono basate su un ideale di eroismo... ecco, diventa una palestra dell'eroe”.
 
Lei ritiene che il gioco sia insito nella natura umana e come lo si può gestire evitandone rischi ed eccessi?
 
“L'istinto al gioco è naturale e prende forme anche disciplinate per cui i giochi richiedono delle regole. Il gioco senza regole non è riconoscibile, esso è invece un momento di creatività regolata, con le sue leggi e dove la libertà si misura rispetto alla capacità di non infrangere certi divieti. Poi ci sono derive dove probabilmente intervengono altri elementi. Non sono uno psicoanalista ma guardo esempi vicini a noi, come la signora anziana che gioca alla slot, e che si spiegano con ragioni che vanno al di là della soddisfazione del gioco e dove scende in campo la complessità di aspirazioni irrisolte. Il gioco, di per sé, è sempre un momento positivo e creativo”.
 
Lei è un artista eclettico, che spazia anche alla pittura e alla poesia. Ha mai tratto ispirazione dal tema del gioco?
 
“Il gioco è in tutto quello che faccio. Non so se ho mai usato questa parola, ma io gioco moltissimo con quello che mi occupa professionalimente. Si tratta di arti molto regolate, che hanno in gioco il successo che supera le difficoltà. Ho voglia di divertirmi ma anche di trovare un percorso, un tragitto nel labirinto. Quindi posso dire di essere un giocatore accanito”. 
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