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Fiordaliso e il gioco: 'Non è facile intrattenere i giocatori'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Fiordaliso ospite al Casinò di Sanremo, dove si mette alla prova con una sfida artistica non da poco: cantare per un pubblico che ama, forse di più, slot e roulette.

Un po' fiore di campo, un po' lupa. Comunque, una indole che sfugge ai facili schemi e dove la sensibilità nei confronti dei grandi temi sociali è protagonista.

Parlare con Marina Fiordaliso, nota con il nome d'arte di Fiordaliso, è anche ripercorrere una carriera artistica che si è intracciata indissolubilmente con la storia del festival della canzone italiana e con la città che lo ospita da decenni, Sanremo.

Lei ha partecipato più volte al festival di Sanremo e ora si esibisce anche al Casinò. Che differenza c’è tra i due palcoscenici e com’è uno che si trova in una location di gioco?

“Premesso che non gioco, ma che ho una mamma che va a passare quindici giorni l'anno a Sanremo e va a giocare al casinò, e che invece a me non piace giocare, i due palchi sono diversi. Quello del festival è unico in assoluto, c’è una grande emozione perché lì ti puoi giocare tutta la tua carriera. Andare a cantare al casinò è diverso, in quel caso devi riuscire a fare divertire i giocatori e questo è molto difficile. Il giocatore non vede l’ora di andare a giocare, non è semplice tenerlo fermo! È una sfida!, Sono due palchi completamente differenti ma è il mio lavoro: sia andare sul grande palco sia far divertire il giocatore che nella testa ha solo il gioco, cosa che capisco, visto che avevo una nonna che era una grande giocatrice e che anche mia mamma passa del tempo alle slot. Forse è per questo, per reazione, che non mi piace giocare. Mi annoia, anche se non sono contraria”.

Quali ricordi la legano alla città dei fiori?

“Quando vai al festival hai così tante cose da fare che non ricordi più niente. Devi fare duemila interviste, ti senti buttata in un frullatore. Di Sanremo mi piace il clima, di solito meraviglioso. Io vado sempre a correre sul lungomare: lo adoro, è davvero bellissimo. Sanremo è una cartolina vivente e la amo. Come amo il mare, che è vero, l’inverno mette tristezza. Capisco perché in molti vanno a svernare a Sanremo”.

Tra le tante edizioni del festival, c’è un presentatore che ricorda con maggior affetto o emozione?

“Pippo Baudo, non c’è da chiederlo due volte. È il number one, il più preparato, uno che ascoltava tutti i pezzi. Baudo forever, tutta la vita, per la sua ironia, la sua preparazione, il suo essere Pippo Baudo. Non è questione di essere antichi o moderni: Pippo Baudo è il festival di Sanremo”.

Il gioco ha mai ispirato una sua canzone?

“No, forse perchè non lo amo, non mi hai mai ispirato a cantarci su. Ma non si chiudano i casinò! Volete forse mandare in depressione mia mamma? E in generale, se uno si sa contenere e non si rovina, perché gli devi togliere il gioco?”

Nella vita professionale è anche impegnata nel campo filantropico. Come è nata questa passione?

“Sì, sono impegnata nel sociale: abbiamo avuto il dono di essere personaggi. È una questione di fortuna e la dobbiamo sfruttare nel bene. Quindi combatto a favore degli animali e delle prevenzione del tumore al seno, invitando le donne a fare il primo esame, anche a pagamento, a trent’anni. Non posso sopportare la violenza sugli animali, mi fa male, e a furia di dire che vanno rispettati, come un martello pneumatico, a qualcuno entra nella testa. Sembrano parole vuote ma in realtà rimangono”.

Guardando al futuro, quali sono i sogni e i progetti da realizzare?

“Il mio sogno è che l’Italia e il mondo girino nel modo giusto, quindi non penso solo a me stessa, ma in questi ultimi tempi sono diventata un po’ negativa. A livello globale stiamo messi male. Ora sono diventata una lupa, che cerca di far stare bene il suo branco, la sua famiglia, i suoi amici, Mi rendo conto del controsenso rispetto a quanto detto prima, ma cerco di far stare bene il mio gruppo, cercando pian piano di allargarlo fin quando non si sta bene un po’ tutti. Saluti dalla lupa!”.

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