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Gianni Bismark e i suoi stornelli

  • Scritto da Rf

Il cantautore romano a tutto campo tra vecchi e nuovi generi musicali: il mondo del gioco è lontano ma mai dire mai in futuro!

In occasione dell'uscita del suo primo album “Re senza corona” per Virgin Records (Universal Music Italia), Gianni Bismark, al secolo Tiziano Menghi, spiega a Gioco News il sottile equilibrio che esiste tra la canzone popolare e il rap contemporaneo. L’album contiene 11 brani inediti e collaborazioni con Dark Polo Gang, Izi, Franco 126, Ntò, Ketama126 e Pretty Solero. Il disco, che unisce stornelli romani, Franco Califano e Nas, è stato anticipato dal brano “Gianni B.” e dal singolo “Pregiudicati” featuring Izi, canzone che ha totalizzato oltre 800 mila riproduzioni in meno di due settimane raggiungendo la Top30 di Spotify.

 

Gianni Bismark, al secolo Tiziano Menghi, unisce gli stornelli romani al rap più contemporaneo: quanto c'è nell'album “Re senza corona” della sua infanzia alla Garbatella?
“Sono cresciuto insieme a mia nonna, ascoltando quello che ascoltava lei, quindi stornelli della tradizione romana, musica popolare, Gabriella Ferri, Lando Fiorini e tanti altri. Ce l’ho nelle mie vene ed era normale che venissero fuori nella mia musica”.
 
 
I generi rap e trap che su cui lei porta avanti il suo lavoro trae spunto dai grandi classici della canzone romana come Califano, perchè ha scelto di 'rifarsi' alla tradizione degli stornelli romani?
“La canzone romana in fondo non parlava altro che di quello che succedeva alle persone, di vita quotidiana, di popolo. È la stessa cosa che succede nel rap. In “Re senza corona” io parlo di me, della mia vita, di quello che mi accade attorno”.
 
 
Lei ha citato il grande Califano ma ci può dire cosa ne pensa anche di Alessandro Mannarino, artista emergente della canzone italiana e romanesca?
“Non seguo molto i cantautori di oggi, conosco sicuramente meglio quelli del passato”.
 
 
I suoi testi, come l'ultimo '”Giianni B”, fanno riferimento al mondo di oggi con le sue complicazioni e anche alle periferie romane. Che significa essere un 'cantante di strada', vicino alle problematiche dei ragazzi e quindi dei suoi coetanei?
“Gianni B parla di me ma non solo di me. Io parlo del nostro. Perché quello che vivo io non è altro che quello che vivono i miei coetanei. Le parole hanno un peso e scrivere canzoni è secondo me una grande responsabilità. Oggi più che mai ci ascoltano moltissimi bambini e i messaggi che diamo nelle canzoni sono sempre più importanti”.
 
 
Le è mai capitato di sentirsi ispirato, per scrivere i suoi testi, dal mondo del gioco, oltre alla canzone che porta il suo nome? Ha mai avuto a che fare con il mondo delle scommesse, con l'ippica, con i casinò?
“Fino ad oggi non mi è successo. Il primo album parlava della Roma (squadra) e della città. Questo album parla di me e della mia vita e io al massimo gioco la schedina la domenica”.
 
 
Lei è un cantante romano, cosa pensa di Roma? È ancora Caput mundi?
“Certo! Roma è la città più bella del mondo”.
 
 
Cosa cambierebbe, se potesse, della sua città?
“Si potrebbero cambiare tante cose ma dobbiamo pensare che noi siamo quello che siamo anche per le cose brutte con cui ci scontriamo ogni giorno”.
 
 
Questa è la tracklist dell'album: “Rolex”; “Vita amara” featuring Dark Polo Gang; “Gianni B”, “Pregiudicati” featuring Izi; “So finiti i giochi”; “Università” featuring Franco 126; “Soldi sporchi” featuring Ntò; “Anni 70”; “Fatte furbo” featuring Ketama126 e Pretty Solero; “Chitarra romana” e “Re senza corona”.
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