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Barbara De Rossi e l'eterno gioco tra Adamo ed Eva

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Barbara De Rossi racconta a Gioconewsplayer la celebre opera di Mark Twain e racconta gli incontri con i registi e gli attori che hanno segnato in positivo la sua lunga carriera.

Ma esattamente, le cose tra Adamo ed Eva com'erano andate? E che tipi erano? La risposta è raccontata con un duplice sorriso. Quello che sicuramente aleggiava sulle labbra di Mark Twain quando, tra il 1904 e il 1905, scriveva i due racconti che poi, riuniti, sono diventati “The Diary of Adam and Eve”, portati in scena, anche al Casinò di Sanremo, da una splendida Barbara De Rossi e da un altrettanto in forma Francesco Branchetti.

È con il sorriso, anche, che Barbara De Rossi racconta l'opera dello scrittore americano che ha presentato nei principali teatri italiani: “Già all'inizio del secolo scorso Twain aveva individuato i problemi che ci sono nel rapporti tra uomo e donne, ovviamente in chiave ironica, giocosa e ottimistica. Sono gli stessi problemi di oggi, come pure l'attrazione tra uomo è donna è identica. La mia Eva è una creatura vanitosa, chiacchierona, strana, bizzarra, interessata a dare un nome a tutte le cose, mentre Adamo è rude e solitario. Insomma, i maschi e femmine descritti nel 1900 sono estremamente attuali!”.
 
Attrice a tutto tondo dalla carriera decennale e poliedrica, De Rossi fa fatica a trovare “il preferito”, tra i personaggi interpretati in quasi ottanta film: “Più che altro ci sono stati incontri importanti con registi che hanno segnato la mia carriera. Penso a Damiano Damiani, che mi ha diretto nella prima serie de 'La piovra' o anche all'incontro con Alberto Lattuada. E poi sono stata ingoiata dalla Rai e ho fatto le più grandi produzioni e co-produzioni. Ogni attore ha dei punti fermi nella sua carriera e un altro, per me, è rappresentato da 'La storia spezzata' con cui, negli anni Novanta, ho inagurato la fiction su Rai 2, che finora non esisteva. Non c'è un film che ho amato di più. Ce ne sono di più riusciti e che mi hanno dato una maggiore soddisfazione, il che non significa necessariamente che siano stati di successo maggiore che di altri”.
 
Oltre che di registi e di film, parliamo anche dei grandi attori con i quali ha recitato. Per esempio di due grandissimi che purtroppo non ci sono più: Marcello Mastroianni e Ferruccio Amendola.
 
“Marcello, di cui interpretavo la figlia in 'Così come sei', ha segnato il mio esordio, il mio incontro con il grande cinema. Lo ricordo come un grandissimo uomo, come un esempio di professionalità e umiltà. Era una persona estremamente semplice, e del resto tutti i grandi personaggi hanno i piedi per terra, e tutto quello che ho potuto imparare e vivere con lui è stato importante e ha segnato il resto della mia carriera. È stato una scuola fenomenale.

Quanto a Ferruccio, beh, è stato il mio maestro di doppiaggio. L'ho incontrato sul set di 'Storie d'amore e d'amicizia' e grazie a lui imparai a doppiare me stessa in maniera perfetta. Era un grande”.
 
Le è mai capitato di recitare in un film in qualche modo legato al mondo del gioco?
“No, questo mi manca!”.
 
Che cosa ne pensa, invece, del matrimonio tra teatro e gioco che si celebra al Casinò di Sanremo?
 
“Sono stata tante volte a Sanremo negli anni della mia carriera e ho nel cuore il festival e il palco dell'Ariston, che ho calcato anche se non cantando. Quanto al teatro dell'Opera del Casinò, è una grande tradizione. È stato il primo teatro importante di Sanremo, dove tuttora approdano moltissimi spettacoli importanti e sono molto orgogliosa di essermi esibita anche io in questa location. Quanto al gioco, nella vita ho fatto dei salti al casinò. Non posso definirmi una giocatrice, ma il mio divertimento me lo sono preso. Mi sonno cimentata ai tavoli di black jack e alle slot. Mi diverto sempre come una pazza quando vado a giocare. È un'attività divertente, quando non ci rovina la vita”.
 
Parliamo ancora un po' di gioco, ma in senso lato. Lei si è messa in gioco partecipando ai talent show “Ballando con le stelle” e “Tale e quale”. Che ricordo ha di queste esperienze?
 
“Mi trovo sempre favorevole a partecipare ai talent show, dove c'è qualcosa da fare, e bisogna provare a superare degli ostacoli. Amo mettermi in gioco e tutto quello che non conosco e che posso imparare lo trovo estremamente interessante”.
 
Per concludere, un passaggio sulla sua conduzione, in Tv, dei programmi “Amore criminale” prima e di “Il terzo indizio” poi. Alla luce di questi suoi impegni, che cosa ne pensa del fenomeno del femminicidio in Italia e che cosa si sente di consigliare alle donne che iniziano a riscontrare nel partner dei comportamenti violenti?
 
“Mi occupo di donne dal 1998, con la mia associazione Salvamamme. Quando sono approdata in Tv con 'Amore criminale', oltre a essere attrice e conduttrice dello spettatore in una storia di dolore, ho portato la mia esperienza in questo campo. La Tv è importante per quello che faccio quotidianamente, mi dà la possibilità infatti raggiungere un numero assai maggiore di donne di quanto non possa fare, normalmente, nella vita. Ciò premesso, alle donne dico, avendo un'esperienza immensa alle spalle, è che purtroppo il sentimento che si prova per una persona impedisce di vedere i segnali giusti in una storia sbagliata.

Bisogna guardarsi da fuori, con un occhio obiettivo che non abbia a che fare con quei sentimenti che impediscono alle donne di reagire e che vanno smontati. C'è bisogno di infrangere il muro della paura e per farlo non serve assolutamente il giudizio altrui. È invece molto importante essere vicini alle donne e parlo soprattutto delle istituzioni, che devono offrire la sicurezza, la protezione e la certezza delle pene di cui esse hanno bisogno. Finchè non ci sarà il giusto appoggio e la giusta assistenza dopo la denuncia, purtroppo continueremo a vedere morire le donne come accade adesso”.
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