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Porchia: 'Il gioco è anche cultura'

  • Scritto da Roberta Falasca

Gastronomia e territorio si incontrano, grazie all'opera di Claudio Porchia, spesso ospite e organizzatore delle tante iniziative culturali del Casinò di Sanremo.

Giornalista, scrittore e presidente dell'associazione “Ristoranti della Tavolozza”.

Questo, in estrema sintesi, il curriculum di Claudio Porchia, che collabora con diverse organizzazioni presenti nel territorio di Sanremo e impegnate sui temi della legalità, del turismo sostenibile.

Porchia, il compito del giornalista è quello di informare e nello stesso tempo promuovere il territorio, da anni lei lavora in questa direzione: quanto è importante per una comunità diffondere le bellezze del proprio territorio?
“Per una zona come la nostra del Ponente ligure, che è ai margini delle comunicazioni, è importante diffondere la bellezza e gli eventi del territorio. Siamo abbastanza isolati, l'aeroporto più vicino è Nizza e la linea ferroviaria non è ancora raddoppiata: solo ultimamente la linea internet si è velocizzata. Insomma, l'importanza della comunicazione è decisiva. Non basta fare solo belle cose ma vanno anche comunicate e bene”.

È ospite (quasi) fisso della casa da gioco di Sanremo. Che rapporto ha con il gioco? Lo ha mai raccontato in qualche sua pubblicazione?
“La collaborazione con il Casinò di Sanremo si è consolidata nel tempo ed è sempre entusiasmante portare nella casa da gioco la cultura. Sul gioco ho in mente di scrivere qualcosa e di produrre qualche iniziativa. Per ora è solo un progetto che non ha preso forma. Grazie ai 'Martedì letterari' ho avuto modo di presentare i miei lavori, i miei libri, festival e kermesse. 'Libri da gustare', per esempio, arrivata alla sua 18esima edizione racconta la tavola tra cultura e storia, promuovendo i prodotti tipici del territorio. Stessa grande opportunità che il Casinò di Sanremo regala ai cittadini, alle scuole e ai turisti è il 'Festival della legalità': un momento importante grazie al quale possiamo fermarci a riflettere con i grandi rappresentanti della giustizia”.

Quindi il Casinò di Sanremo è un ente importante per la promozione della cultura sul territorio?
“Storicamente è sempre stato una risorsa fondamentale per la promozione turistica e culturale del territorio. È un luogo dove si fa cultura a pieno, dove è possibile spaziare da un argomento ad un altro senza pregiudizi e sempre attraverso la ricerca approfondita delle questioni”.

Ha parlato del Festival della legalità e dei temi della giustizia, secondo lei le limitazioni sul gioco, come divieto di fare pubblicità e distanziometro sono funzionali al contrasto del gioco illegale e del Gap?
“Per quanto riguarda i casinò credo che la ludopatia non entri spesso in sala. Il gioco sano dei casinò è sinonimo di divertimento. Credo che il gioco patologico sia da attribuire a quei giocatori che spendono per giocare nei bar, alle slot. Certo, il comparto del gioco in generale e più in particolare i casinò non sta vivendo un momento felice”.

Lei è impegnato su più fronti: promuove eventi culturali ed enogastronomici: secondo lei turismo ed enogastronomia potrebbero diventare i pilastri su cui basare l'economia dell'Italia?
“L'Italia può giocarsi bene le sue carte proprio grazie a turismo ed enogastronomia. La Liguria anche. Basta saper utilizzare le risorse che si hanno a disposizione nel migliore dei modi!”.

Lei è presidente dell'associazione 'I ristoranti della Tavolozza', di cosa si tratta?
“I ristoranti della Tavolozza - Custodi del Territorio” è un'associazione nata 1990 con l’obiettivo di rivalutare la cucina tradizionale regionale. I ristoranti associati hanno rappresentano fin dall’origine un movimento culturale anticipatore della cucina del territorio, allora completamente sconosciuta. Chef pionieri di un’inversione di tendenza che, nei 20 anni successivi, ha registrato intuizioni, entusiasmi, iniziative divulgative in relazione a una corretta e sana alimentazione, favorendo la conoscenza dei prodotti più significativi del territorio. Questa cucina si utilizza prevalentemente prodotti tutelati e garantiti, identità del gusto, delle tradizioni del territorio e della stagionalità. L’associazione ha dimostrato la validità di un circuito virtuoso coinvolgendo direttamente le persone in cene a tema, originali degustazioni di vini, importanti convegni e corsi di cucina. L’esigenza, ora, è quella di ampliare le finalità con la proposta di una innovativa accoglienza, che comprende e racchiude ambiente, servizi ed informazioni sul territorio, di cui i ristoranti della tavolozza diventano autentici Custodi. Presenteremo a breve la nostra guida e nel nostro immaginario è quello di dire che oltre la cucina c'è l'accoglienza. I ristoranti sono 'custodi del territorio', fanno da piccoli uffici turistici”.

L'associazione ha stilato un decalogo dell'accoglienza: secondo lei è possibile esportarlo e quindi farlo adottare dalle strutture ricettive e della ristorazione a livello nazionale, magari tramite le associazioni di categoria?
“Il nostro decalogo è semplice ma incisivo. Esortiamo i ristoratori ad essere gentili verso chi viene a mangiare e quindi a scoprire la nostra terra. Siamo un'associazione piccola ma sarebbe motivo d'orgoglio se un giorno il nostro decalogo venisse 'esportato' e adottato in tutta Italia”.
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