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Francesco Mogol: 'Non chiamatemi figlio d'arte'

  • Scritto da Roberta Falasca

Rapetti l tra ricordi d'infanzia e progetti professionali, senza trascurare la beneficenza, racconta a Gioco News la sua storia. 

 Un po' ternano un po' milanese. Ecco a noi e a voi Francesco Rapetti Mogol, figlio del famoso paroliere di Lucio Battisti, che a Gioco News parla dalla sua infanzia, dai tanti cambiamenti professionali che ci sono stati nella sua vita e che oggi si definisce un uomo “on stage”.

Dall'Umbria in viaggio verso il resto di Italia e del mondo, musicista e calciatore: oggi chi è davvero Francesco Rapetti Mogol? “In realtà l’Umbria è stata una parentesi del mio periodo liceale perché sono milanese! Diciamo che nel periodo universitario mi sono divertito a spaziare in vari ambiti seguendo le mie passioni che erano la musica e il calcio, poi il vero cambio di marcia è avvenuto successivamente alla mia laurea, quando ho capito che non dovevo e potevo più perdere tempo, puntando con professionalità e dedizione, verso il mio reale obiettivo (oltre che mia naturale predisposizione) che era ed è quello di diventare un bravo conduttore”.

Che ricordi ha lei di Francesco bambino e al momento che progetti ha? “Era sicuramente un bambino super attivo, un po’ approssimativo del punto di vista scolastico, riassumerei dicendo che ero un po’ 'selvaggio'. I progetti che sto ora seguendo sono tutti legati alla conduzione di programmi che stiamo confezionando con un gruppo di lavoro straordinario. Speriamo che i frutti arrivino presto. Certo è che stiamo tutti mettendoci grande passione. Una curiosità: lavoro moltissimo come testimonial e anchorman nel settore aziendale nel campo della formazione, un approccio completamente diverso da quello dello show ma che mi ha formato e mi dà soddisfazioni diverse".

La sua carriera è multiforme. Tante le sue esperienze nel mondo della radio e della Tv. Attualmente è impegnato con le quattro serate speciali di Gran Galà a scopo benefico di Sisal Win City. Che ci può dire a questo proposito? “Con un gruppo di lavoro fantastico abbiamo creato queste quattro prime serate di varietà che sono sicuro potranno avere un futuro anche in ambito televisivo. La prima puntata è andata ben oltre le aspettative e soprattutto ci siamo tutti molto divertiti. C’è un team dedicato a questi eventi in Sisal molto competente, professionale e moderno. Questo, in abbinamento al team esterno e alla conduttrice Tabata Caldironi, ha reso possibile la realizzazione di un evento così ben riuscito. La cosa però più bella è che, seppur siamo ancora in una fase iniziale, si fa anche beneficenza, cercando di abbinare il divertimento alla solidarietà. Direi che è quasi la quadratura del cerchio”.

In tema di gioco, lei è un appassionato di questo mondo che spazia dal tradizionale bingo alle sale da gioco, al casinò? “Onestamente non gioco perché ho una vita talmente piena che il poco tempo che a volte mi rimane cerco di dedicarlo a mio figlio o a fare sport”.

Il suo avvicinamento al mondo dello spettacolo è stato influenzato da suo padre, famoso paroliere, produttore e scrittore? “Assolutamente no, se mi fossi fatto influenzare da mio padre probabilmente non avrei fatto questo lavoro. Notoriamente mio padre è una persona riservata e schiva anche se ultimamente si sta aprendo di più. Questa mia naturale predisposizione a stare 'on stage' sicuramente l’ho presa da mia madre, una persona effervescente ed esplosiva. La via più semplice sarebbe stata quella di puntare su lavori più tradizionali visto che generalmente chi porta cognomi importanti riceve molti pregiudizi, ma ho preferito seguire il mio istinto senza ascoltare nessuno ed ora sono felicissimo della scelta che ho fatto, anche se la gavetta è stata davvero di tanti anni ma non mi è pesata visto che mi sono sempre divertito”.
Francesco Rapetti Mogol: qual è la sua canzone preferita scritta da suo padre per il grande Lucio Battisti? “Ne dico cinque, meno sarebbe impossibile. 'Il mio canto libero', 'Con il nastro rosa', 'Il nostro caro angelo', 'Ancora tu' e trovo straordinaria 'Ma è un canto brasileiro', davvero originale nel testo”.
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