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Marcello Veneziani: 'Un po' bambini, un po' dei'

  • Scritto da Amr

Marcello Veneziani al Casinò di Sanremo per presentare il suo ultimo saggio, dedicato all'eterna ricerca di risposte, da parte dell'uomo, ai grandi quesiti esistenziali.


Quarant'anni di studi e di ricerca filosofica e spirituale, condensati in un'unica opera dal titolo evocativo, ma che non racchiude in sé tutti i molteplici messaggi che l'autore vuole lanciare. Scegliendo, tra le tante altre location italiane dove ha presentato il suo ultimo saggio edito da Marsilio, “Nostalgia degli dei”, anche il Casinò di Sanremo e la sua prestigiosa rassegna, i Martedì letterari.

A spiegare se nel terzo millennio si sente ancora la nostalgia degli dei e quali sono le grandi domande esistenziali a cui gli uomini devono tuttora trovare risposta è il giornalista, saggista e filosofo Marcello Veneziani: “Non solo c'è ancora questa nostalgia, ma direi che c'è bisogno degli dei ora più che in altre epoche”, afferma.

E comunque, “la nostalgia degli dei riguarda ogni epoca in quanto coglie l'essenza costitutiva di ogni uomo. Le domande da cui nasce questa esigenza riguardano la nascita, la morte, i confini che ci portano a proiettarci verso principi, idee o, appunto, dei, che rappresentano una protezione in terra e una proiezione verso il cielo, per noi che siamo creature limitate e passeggere”.
 
 
Ma la verità esiste o è sempre un punto di vista?
Credo che la verità esista, ma che nessuno di noi ne possa detenere il monopolio e conoscerla nella sua integrità. Citando Vincenzo Gioberti, nella mia opera io parlo della poligonia del vero, teoria secondo la quale ciascuno di noi può conoscere un lato o più della verità, ma non può conoscerli tutti. Solo Dio può farlo, in quanto la verità è inafferrabile da noi. La mia è una visione religiosa della vita ma non in senso confessionale. Semmai, in un senso che precede la scelta confessionale. Poi qualcuno compie un passo ulteriore, attraverso una fede e credendo in un Dio, ma non tocca a me esprimere queste scelte. Non sono né un sacerdote né una persona così compiutamente credente da poterlo fare”.
 
 
Lei presenta il suo libro, dedicato al sacro e alla filosofia, in una location invece dedicata principalmente al gioco. Come vede questo connubio?
“Da alcuni autori il gioco è considerato come una sorta di antefatto alla scoperta del sacro. Nel mio libro 'Amor fati' parlo del legame tra gioco e destino. Il gioco, inoltre, da un lato rientra tra le attività caratterizzate dalla gratuità dei fini, dall'altro presenta la necessità di regole. Ci fa capire che non si vive solo di bisogni immediati e nella sfera dell'utile, ma che in tutti noi esiste una natura puerile e divina che ci porta a giocare”.
 
 
In Italia è sempre molto forte il dibattito sul gioco. Lei che cosa ne pensa, per esempio, del divieto di pubblicità del gioco?
“Anche su questo tema si assiste allo sdoppiamento tipico degli Stati moderni. Da un lato si vuole garantire la libertà di ciascuno, dall'altro si ha una visione moralistica del gioco, che peraltro non vale quando si parla dello spaccio di sigarette. Soprattutto in Italia, si è partiti da analisi basate sul fondamento della ludopatia per arrivare a stabilire norme restrittive sul gioco e a condizionare la nascita di luoghi dedicati al gioco. Tutto ciò da una parte alimenta il gioco clandestino, dall'altra quello condotto all'estero. Si tratta di limitazioni curiose in una società che è invece aperta alle trasgressioni e abbastanza permissiva”.
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