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Filippo La Porta, l'artigiano della letteratura

  • Scritto da Fm

Il critico letterario e saggista Filippo La Porta su Italia e attualità, progetti editoriali su Machiavelli e intelligenza artificiale. E sul gioco ha un'opinione precisa: 'vietato vietare'.

 


"La mia idea personale è piuttosto confusa e mutevole, e tra l'altro non so a quanti potrebbe interessare. Provo a pensare alla idea dell'Italia che affiora dalla nostra letteratura. Un'Italia criminale, corrotta, un po' incarognita (il trionfo del noir), ma che come sempre ha soprattutto una gran voglia di ridere (il successo dell'intrattenimento pseudo-intelligente, della narrativa-cabaret infarcita di battute e trovate). Siamo il Paese dei fattacci epperò della commedia. Lontani dal serio e dal tragico".


A dipingere questo quadro non proprio edificante sul nostro Paese è Filippo La Porta, che molto ha scritto di letteratura e mondo contemporaneo, studio e impegno civile, di Dante Alighieri e, più volte, di Pier Paolo Pasolini.


Critico letterario, saggista, giornalista: qual è la veste in cui si trova meglio e perchè?"Saggista, cioè scrittore. La critica letteraria alla fine del '700 ha incontrato Montaigne, l'inventore geniale del saggio moderno, divagante e personale, ed è divenuta genere letterario. L'italiano più bello della seconda metà del '900 lo si incontra nelle pagine di grandi critici-saggisti, come Garboli e Pasolini, più che in tanti romanzi. Tento di lavorare alle recensioni come a dei manufatti artigianali. Per me una recensione è come un sonetto, di cui potrei codificare la metrica, la prosodia".

 

Su cosa è al lavoro in questo periodo e che progetti ha per l'immediato futuro?
"Una prefazione al 'Principe di Machiavelli' - libro sublime, il secondo tradotto al mondo dopo 'Pinocchio', scritto divinamente e da un fervido repubblicano che voleva l'Italia unita, ma che contiene una idea di politica come guerra, antecedente la nascita della democrazia -  poi un saggio su Nicola Chiaromonte, che diresse con Silone 'Tempo presente', figura luminosa di saggista, e infine la cura di un libretto collettivo sul postumano e l' intelligenza artificiale (tra cent'anni una macchina intelligente potrà sostituire un medico, un autista, un avvocato, ma forse non un amico!)".
 

Da anni 'la lotta al gioco patologico' è diventata un tema di grande attualità, spesso riproposto anche dalla politica, con annunci di regolamenti specie in campagna elettorale, ma sembra proprio che non se ne esca. Che opinione si è fatto in merito?
"Ne so pochissimo. Leggo che in Italia siamo ai primi posti nel mondo. Che dire? Il gioco d'azzardo può causare dipendenza, come tante altre cose. Penso solo alla dipendenza dal porno online, un capitolo tristissimo, che riguarda milioni di maschi. Tutto ciò rivela la immensa solitudine che c'è nel cuore della società della comunicazione (e nel caso delle slot anche l'impoverimento devastante del ceto medio).
La metropoli contemporanea - le multinazionali, il cosiddetto turbocapitalismo - esaltano la figura dell'individuo solo, consumatore, senza legami e senza princìpi, privo di comunità e di appartenenze. Questa è la vera ideologia della 'destra' attuale. Niente deve limitare il consumo. Dobbiamo restare fluidi, disponibili, infantilizzati. La famosa triade della destra classica - ossia Dio, patria e famiglia - è difesa oggi dalla sinistra! Lasciamo stare Dio, che è una faccenda strettamente personale, ma amare la patria significa non tanto difenderne i confini quanto prendersi cura dell'ambiente. Mentre la famiglia è l'unico luogo dove, al netto delle sue degenerazioni, non vige la logica dello scambio...
Le slot (di certo non tutte per fortuna, Ndr) sono controllate dalla criminalità organizzata, ed è dunque giusto limitarle e scoraggiarle. Comunque se penso ai regolamenti la mia anima libertaria mi dice che l'ideale non è mai vietare o stilare codici etici ma creare le condizioni per cui il bisogno di queste cose non prosperi".
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