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Mimmo Locasciulli, la saggezza di essere 'bino, trino e quatrino'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

L'artista si racconta a Gioco News e parla della sua vita non esclusivamente dedicata all'arte.

Una vita esclusivamente dedicata all'arte? Anche no! E anche se si è un artista da sempre sulla cresta dell'onda come Mimmo Locasciulli che, ospite dai Martedì letterari del Casinò di Sanremo, ha presentato il suo libro autobiografico “La macchina volante”.

Cantautore, scrittore, ma pure chirurgo e nutrizionista, come concilia la carriera professionale con quella artistica?
 
“Adesso devo dire con facilità, visto dall'ospedale sono in pensione e dunque lavoro meno della metà. Ma prima era difficile: man mano che salivo di grado nella carriera ospedaliera, fino a dirigere un reparto, dovevo rinunciare a concerti e dischi, ma come uomo dovevo essere inserito in un meccanismo produttivo, altrimenti, se avessi fatto solo il musicista, mi sarei sentito poco utile. Non voglio essere frainteso: non penso che chi fa solo il musicista non sia utile, ma la mia indole è diversa: io sono bino, trino e quatrino”.
 
Ne “La macchina volante” narra se stesso e le sue passioni. Dove è nata l'esigenza, o la voglia, di raccontare di sé, e quale messaggio vuole lanciare ai suoi lettori e fan?
 
“È nata come una casualità. Ho cominciato a ripensare ad alcune cose della mia vita e mi sono accorto che, senza volerlo, da bambino, avevo piantato le radici degli alberi delle mie future realizzazioni. Quando ho dei pensieri carichi di emozioni mi capita di scrivere qualcosa, un testo, un pensiero, un diario.... poi pian piano il tutto ha assunto la forma di un progetto letterario e mi sono trovato bene”.
 
Quanto sono importanti le passioni e i sogni nella vita di una persona?

“Nella primissima pagina del libro c'è una citazione di Anatole France in proposito: mi piacciono tutte le emozioni forti, essere travolto dal rimbalzo emotivo, dal sorriso di un bambino, da un tramonto, dal vento, da un sapore... da tutto ciò che mi viene dalla vita. Quando si è carta assorbente si mette dentro tutto e se sei un'anima sensibile poi te lo rivrovi, anche alla mia età”.

Ma sei ancora carta assorbente?

“In maniera diversa, mi sento ancora così. Quando si è più grandi aumenta anche il senso critico e ora immagazzino dati così da poter analizzare quello che è il nostro mondo e la nostra realtà. Sono carta assorbente ma non per destare quelle emozioni che lasciano il segno nel profondo del cuore, ma per avere dati a disposizione che mi consentano di esprimere dei giudizi. Con l'età si acquisisce saggezza o follia. Io sono dalla parte della saggezza”.

Come vede il connubio tra gioco e cultura che si realizza al Casinò di Sanremo?

“Il gioco per me è una cosa non bella, anche se a me piace giocare a carte, a scopone soprattutto, e a poker, per esempio furante le feste. C'è gente che si rovina la vita con il gioco e, pur non essendo a favore del proibizionismo, ritengo che servano normative più restrittive. Ciò premesso, la cultura è il giusto contrappreso all'attività ludica. Una volta ho tenuto un concerto in un casinò della Croazia, in mezzo a un'ottantina di slot machine che facevano dlin dlin: è stata un'esperienza suggestiva, avevo la funzione di distrarre i clienti dall'ossessione del gioco”.

Il gioco, con o senza vincita in denaro, ha mai ispirato una sua canzone, o potrebbe farlo?

“Quello delle carte o dei dadi no, ma quello delle persone sì”.

Nella sua vita ha collezionato tante collaborazioni eccellenti. Ce n'è una che sta ancora inseguendo?

“Io sono stato molto privilegiato e non ho capito fino in fondo perché alcuni grandi nomi internazionali si sono accostati alla mia musica, a volte anche con reverenza. Credo di essere una persona coerente nel rapporto con la musica e con il pubblico. Ci sono sogni non realizzati ma non voglio fare come il cane che tiene in bocca un pezzo di carne, si specchia in un ruscello, vede questo pezzo di carne e spalanca la bocca, facendolo cadere in acqua. Ma ci saranno ancora sorprese!”.
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