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L'eterna tentazione dell'uomo

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Peppe Servillo porta in scena l'Histoire du Soldat, proposta in una insolita e verace versione in lingua napoletana.

Dagli Avion Travel a L'Histoire du Soldat, uno tra i capisaldi del Novecento musicale e che festeggia nel 2020, senza perdere di attualità e vivacità, il suo 102esimo compleanno. È il percorso artistico, la nuova sfida di Peppe Servillo, che della celebre opera di Igor Stravinski ha curato l'adattamento italiano, di cui è regista Graziano Sinci.

Lo incontriamo a Terni, ospite dell'Associazione InCanto, una delle tante tappe del tour che da mesi lo porta, assieme con la Roma Sinfonietta diretta da Fabio Maestri e con la sand artist Paola Saracini, lungo la Penisola italiana.

Ma chi immagina una “rigorosa” traduzione in italiano del testo in francese del librettista Charles-Ferdinand Ramuz è destinato a restare deluso.... o forse emozionato dall'anima napoletana che palpita nella storia del soldato che vende il suo violino al diavolo ingannatore.

“Questo lavoro – racconta – mi è stato proposto diversi anni fa da Francesco Lanzillotta. Ho accettato il suo invito a riadattare il testo e ho cercato di rendere l'originario spirito favolistico, ma con un linguaggio più diretto e semplice, che caratterizzasse anche la figura del protagonista, il soldato Giuseppe. Questo anche con l'uso del dialetto, anzi della lingua napoletana!”.

Qual è il messaggio che il soldato e il diavolo lanciano all'uomo contemporaneo?

“Più che un messaggio, si tratta di una riproposizione del mito di Faust di Johann Wolfgang von Goethe. In questo caso, l'anima è rappresentata dal violino e il finale è amaro, in quanto il diavolo l'ha vinta sul soldato. L'opera era stata concepita e rappresentata durante la prima guerra mondiale e l'orizzonte del futuro immediato all'epoca non era felice. Ma al di là della guerra, Stravinski mette in scena la tentazione dell'uomo, quindi una vicenda universale, di rispondere ai bisogni della vita svendendo dignità e principi. La figura del demonio si annida in tutte le cose che apparentemente ci rendono la vita facile ma che poi, in realtà, la privano dei valori umani fondamentali”.

Sia lei che suo fratello Toni siete due artisti. Da dove nasce questa passione per la recitazione, la musica, la composizione e la sceneggiatura?

“È stato l'ambiente favorevole quando eravamo giovani, il desiderio di condividere. Ho sempre condotto il mio mestiere con gli altri. Mai ho portato avanti una ricerca personale di ricerca del sé dettata dal narcisismo, ma sempre per il gusto di cercare in questo mestiere una forza che agisca sul mondi e sugli altri”.

Qual è il ruolo che l'artista deve avere nella società contemporanea, se è possibile definirne uno?

“Questa è davvero una domanda difficile! Penso che qualsiasi espressione artistica deve mirare a indagare la natura dell'uomo e le relazioni delle persone. Sì, questo è uno degli aspetti più importanti”.

Le è mai capitato di esibirsi in una location destinata al gioco?

“No, finora non mi è mai successo”.

 

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