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Aradori, professione Capitano con gli eSports all'orizzonte

  • Scritto da Jack Bonora

Con 150 maglie azzurre e 4.500 punti segnati in carriera, in quarantena si dedica alla Playstation e racconta a Gioco News la poker passion dei suoi colleghi e le sue mire nei videogiochi competitivi.

Settantamila followers su Instagram. Ormai un articolo nel 2020 bisogna cominciarlo così, perché la “mitica” spunta blu, innegabilmente, qualifica. Nel suo caso credo valga di più la maglia azzurra della Nazionale di basket, che ha vestito per oltre 150 volte, peraltro spesso da capitano. Pietro Aradori, 31 anni, da Lograto, Brescia: una vera e propria macchina da canestri.

In Serie A ha superato quota 4.500 punti segnati. Sarebbero stati incrementati ulteriormente se non fosse stato interrotto il campionato a causa dell'emergenza Covid-19 e, allora, a lui, come a tutti, non resta che rimanere a casa e, magari, dedicarsi alla Playstation.

“Ma si, l'ho ripescata! In realtà prima non avevo molto tempo, perché mi allenavo due volte al giorno, adesso, purtroppo, ne ho molto di più – commenta Aradori - certo continuo a mantenermi in forma, da buon professionista, sia a livello alimentare che atletico, però posso anche dedicarmi a Fifa, Nba, Tennis e Formula 1. Mi sono sempre piaciuti e mi stanno riempiendo le giornate, anche se il mio tempo libero ho sempre preferito trascorrerlo in mezzo alla gente, amo l'aggregazione, la chiacchierata, le risate tra amici”.

Adesso stanno furoreggiando gli eSports: “Me ne sono accorto! E vi racconto anche come.

Adidas è il mio sponsor da tantissimi anni e un giorno, ad un evento al Toqueville di Milano, mi hanno presentato un ragazzo che l'azienda ha sponsorizzato. Sono stato come sempre molto socievole e ho fatto alcune foto insieme a lui, che ho immediatamente postato su Instagram, dove ho un notevole seguito.Beh, i miei compagni di squadra sono letteralmente impazziti!”.

“Ma quello è Power, un mito assoluto! Il campionissimo di Fortnite!”, hanno commentato i compagni di Aradori, che prosegue: “Matteo Fantinelli addirittura mi ha detto che spendeva nove euro al mese per vederlo giocare online. Ma non mi meraviglio, perché Matteo é appassionato di gioco, in particolare di Texas hold'em. È un ragazzo equilibrato e sono certo che la sua gestione sia perfetta, credo sia un regular cash game a limiti non elevati. Ovviamente resta un divertimento, perché fa giustamente vita da sportivo, che, peraltro, gli è valsa la convocazione in Nazionale. Ecco, li si potrà divertire, perché tutti in ritiro la sera amano farsi il torneino: io, devo essere sincero, mi limito a guardare”.

Un altro che gioca molto è Danilo Gallinari: “Con lui siamo praticamente cresciuti insieme, entrambi nati nel 1988, abbiamo vissuto tutte le giovanili a Casalpusterlengo e poi abbiamo fatto del basket una professione – prosegue il capitano azzurro – lui è addirittura diventato una stella Nba, ma non sono rimasto sorpreso, perché bastava vederlo da ragazzino per capire che era un giocatore fuori dal comune. E comunque mi raccontava che alcuni suoi compagni di squadra, oltreoceano, non disdegnavano 'pokerini 'con cifre importanti, ma lui evitava accuratamente, anche se se la cavava piuttosto bene, perché voleva che rimanesse un simpatico passatempo”.

A proposito di Stati Uniti, c'è un altro giocatore che ha stupito Aradori: “Nel mio incontro con Power sono rimasto estasiasto da Martin Leuneen, giocatore americano da tanti anni in Italia.

Con lui avevo già giocato a Cantù e ricordo che non mancava mai di andare al Casinò di Campione a giocare ad Omaha. Non mi meraviglio affatto che fosse vincente, perché il suo soprannome, nel mondo del basket, era “Il professore”, per la sua infinita intelligenza. Non é mai stato un atleta eccelso, ma poteva spiegare il basket a tutti!”.
Quarantena a parte, però, il basket, quello vero, rimane il main game: “Beh, insomma, intanto finché il fisico regge vedo di far canestro sul campo, quando sarò un po' più vecchio magari cercherò un videogioco che non mi faccia perdere la buona abitudine. Sta a vedere che divento un professionista come Power!”, conclude Piero Aradori. 

 

 

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