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Anche Las Vegas nei romanzi di De Carlo, 39 anni di ispirazione

  • Scritto da Amr

Le domande infinite dello scrittore, musicista, pittore e fotografo che regala al suo pubblico ‘Il teatro dei sogni’.

Si intitola "Il teatro dei sogni" l’ultima opera letteraria di Andrea De Carlo che dopo 39 anni di carriera riesce ancora a trovare l’ispirazione, un percorso di vita e artistico che parte nel 1981, con “Treno di panna”, e registra tante tappe eccellenti. Come ci è riuscito?

“Vivendo, osservando il mondo, analizzando le mie esperienze e quelle degli altri – racconta a Gioconews -, non smettendo mai di pormi domande e di ampliare la gamma dei miei interessi. Soprattutto, scrivendo solo quando ne ho davvero voglia, e quando sento che c’è una storia che merita di essere raccontata. Infine, cercando di non riscrivere mai lo stesso libro”. Parola di chi è contestualmente anche musicista, pittore e fotografo.

Che ruolo hanno queste arti nella sua vita? “Trovo importante conoscere e praticare forme espressive diverse dalla scrittura, per non limitare i miei orizzonti e per avere accesso a fonti di ispirazione diverse. Poi c’è il puro piacere di dipingere una tela o suonare un brano alla chitarra, al mandolino o al pianoforte, magari nelle pause tra una pagina e l’altra”.

Pagine e pagine di storie diverse in cui è piacevole perdersi. I suoi personaggi, per quanto assai diversi nei caratteri e nei modi di fare, sono però accomunati da una profonda inquietudine e capacità di introspezione. Quanto c'è di lei nei suoi protagonisti letterari?

“C’è molto, perché è inevitabile che un autore si rifletta nei suoi personaggi. Però mi interessa molto più scrivere degli altri che non di me stesso. Nei miei ultimi romanzi la narrazione è da punti di vista assai diversi dal mio: in 'Una di Luna', era quello di una donna, in 'Villa Metaphora' quelli di quattordici personaggi, ne 'Il teatro dei sogni' di due uomini e due donne. È una delle magie del romanzo: la possibilità di abbandonare i propri panni per indagare altri modi di pensare e di essere”.

E nel corso della sua carriera letteraria, in uno dei suoi romanzi, De Carlo ha trovato spazio anche per il gioco con vincita in denaro: “C’è un capitolo ne 'I veri nomi' in cui i due protagonisti, Alberto e Raimondo, vanno a Las Vegas, dove Raimondo riesce a vincere alla roulette una grossa cifra, e poi a perdere tutto, travolto dallo spirito del gioco. È uno dei momenti più divertenti del romanzo, in cui il carattere del personaggio si rivela con più forza”.

C'è un libro suo e uno altrui ai quali è particolarmente legato?

“'Il teatro dei sogni', perché ho finito di scriverlo da pochissimo ed è quello che sento più vicino al mio attuale modo di essere e di scrivere. E 'Due di due', perché nel corso degli anni è stato condiviso profondamente da un grandissimo numero di lettori, per i quali continua a significare molto. Quanto ai libri altrui, l’elenco sarebbe lungo”. Chi non ha pianto alla tragica morte di Guido Laremi, sregolato e inquieto personaggio di “Due di due”, alzi la mano! Il giovane co-protagonista di una tra le sue opere più celebri è solo uno dei personaggi indimenticabili nati dalla sensibile fantasia di Andrea De Carlo, che in questo difficile 2020, con la pubblicazione del suo ultimo libro, edito da La nave di Teseo fa un regalo speciale al suo pubblico.

 Come la pandemia ha cambiato il suo modo di vivere e di pensare?

“La pandemia – osserva - ha bloccato per diverso tempo la corsa del mondo, ha interrotto le abitudini più consuete, sconvolto la vita di quasi tutti e ci ha costretti a molte riflessioni sul senso di quello che facciamo. La conseguenza sono cambiamenti di abitudini e di pratiche consolidate, e la necessità di inventarsene di nuovi. Io per esempio non farò incontri nelle librerie o nei festival per l’uscita del mio nuovo libro, ma utilizzerò altri canali per raggiungere i lettori: le mie pagine social, con video, fotografie, scritti”.

Pensa che gli italiani ne escano migliori o peggiori?

“Un’esperienza così traumatica ha avuto l’effetto di accentuare i caratteri delle persone, in meglio e in peggio. Abbiamo tutti assistito a episodi di grande altruismo e abnegazione, e alle manifestazioni più becere di egoismo, ottusità, opportunismo e sciacallaggio politico. Sarebbe molto bello se riuscissimo a trarre una lezione da quello che ci è successo, e che ancora non è finito, ricercando un rapporto diverso il nostro pianeta, imparando a rispettarne gli equilibri che, come abbiamo visto, sono assai delicati”.

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