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Liana Orfei, la regina del circo

  • Scritto da Anna Maria Rengo

La 'vita vera' di Liana Orfei, tra avventure in tutto il mondo, l'amicizia fraterna con Federico Fellini e la difesa della madre di tutte le arti, quella circense.

Quaranta minuti di conversazione. Non basterebbero quaranta ore, però, per avere un'idea sia pur minima di quel “Romanzo di vita vera” che non è solo il libro, edito da Baldini + Castoldi, ma anche l'autobiografia di una delle signore dell'arte italiana. Da quella circense, visto che siamo parlando di Liana Orfei, per proseguire con cinema, Tv, canzone e ora, appunto, anche letteratura.

Ma proviamo ad andare con ordine, e a ripercorrere a volo d'uccello alcune delle tappe salienti della “vita vera” che Liana racconta con simpatia e ricchezza di particolari. Cominciando dunque con la vita circense, tanto affascinante quanto sconosciuta ai più.

Io la conosco da quando sono nata. È una vita dura, bella, piena di imprevisti, di cose meravigliose e no. Richiede spirito di sacrificio, forza di volontà, amore, ma dà anche tante soddisfazioni. E poi non esistono nepotismo o raccomandazioni: il triplo salto mortale, o sai farlo o ti ammazzi! Purtroppo però in Italia non ci sono leggi a difesa del circo, come avviene invece in Francia, in America e anche in Russia, dove è considerato la musa più importante”.

Una situazione che la pandemia tuttora in corso non ha di certo migliorato...

Di pandemia non si vive, ma si muore. Il Covid-19 è la morte di ogni forma di spettacolo e arte, ha colpito duramente anche il cinema e il teatro. Ha creato un'angoscia allucinante ma mentre il cinema e il teatro sono stati, seppure in piccolissima parte, aiutati, il circo è stato ignorato persino dalla stampa e dai social. Solo il popolo, che ama il circo con gli animali, ha aiutato il circo, un mondo non considerato dal governo e da tutti i politici. Pensare che è la forma di spettacolo più antica: anche il dramma, come affermava lo storico Mario Verdone, viene dal circo, e io ci credo”.

Qual è stata la molla che, scattando, l'ha spinta a raccontare la sua biografia?

Il fatto che in tanti anni di vita, ogni volta che parlavo con amici e giornalisti e mi chiedevano aneddoti e raccontavo qualcosa, tutti, interessati, finivano con il chiedermi: 'Ma perché non lo scrivi?'. Anche mio marito mi ha sempre spronato. Io non pensavo di aver vissuto una vita così fantastica ma poi, scrivendola, comincio a pensare che gli altri altri avessero ragione. Ho avuto una vita meravigliosa, incredibile, e per raccontarla ci ho messo un anno, non continuativo. A volte mi sono fermata, ma del resto sono una pigra spaventosa, e mi auguro che in questo libro ci sia il racconto dei tanti magnifici mondi dello spettacolo, non solo del circo”.

Tra le tante esperienze che ha vissuto, c'è la collaborazione con Federico Fellini. Che ricordo ha del grande regista?

Dire che la nostra è stata una collaborazione è riduttivo. Fellini mi ha scoperto. Era il 1958 e lui è venuto al circo a vedermi esibire con il mio primo marito, che era un giocoliere. Io aveva una ventina d'anni, ero una pacioccona. Mi disse: 'Vieni, che ti faccio un provino per la Dolce vita', ma non ero il tipo giusto per quel film. Ma da lì è nata una grande amicizia tra lui e la nostra famiglia. Federico era affascinato dal mondo circense e con lui e Giulietta Masina si è instaurato un rapporto di grande affetto che dura tuttora. Sua nipote Francesca mi chiama zia Liana! Il nostro è stato un rapporto stupendo e io ho lavorato in alcuni suoi film, senza però avere mai avuto l'onore di interpretare un ruolo imnportante. Ma il fatto che lui si fosse interessato a me aveva mosso il mondo giornalistico dell'epoca: tutti mi cercavano, dal cinema, alla televisione, al teatro con Edoardo de Filippo e Luca Ronconi, alla musica con i parecchi dischi incisi, e poi ora la scrittura.... anche se questa non c'entra. Ma devo tutto all'incontro con Federico”.

 

 

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