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Maurizia Cacciatori: ‘I miei figli, il mio intrattenimento’

  • Scritto da Cesare Antonini

La capitana delle 'Azzurre del Volley', oggi brillante consulente aziendale, si racconta a Gioco News: dal rapporto con i videogiochi alla cura dalla pandemia.

Capitana nel volley, ma anche nella vita. Maurizia Cacciatori è sempre stata il volto della determinazione, nello sport. E continua ad esserlo anche nella vita privata e nel business, lavorando nella comunicazione e consulenza aziendale. Un mondo “molto simile a quello dello sport perché ne condivide molti valori”, ci racconta. 

La sfida più grande di questo momento è quella della pandemia. Come usciremo da questa situazione? “Siamo in un momento di grande incertezza in attesa di questi vaccini che possano dare una risposta concreta e una soluzione. Tutto però dipende dalla responsabilità delle persone: si tratta quindi di una grande prova che ha a che fare con le risorse umane. Credo però che anche in questo caso ne usciremo alla grande, perché come avviene di fronte a tutti i grandi cambiamenti, spesso si trovano soluzioni straordinarie. Più che cambiamento, però, bisognerebbe parlare di evoluzione perché nella crisi generale ci sono comunque degli aspetti che possono essere visti in chiave positiva, per esempio la forte spinta tecnologica”.

Ed è qui che servono i leader: quando il gioco si fa duro. “Sì, ma credo che con questa pandemia siamo diventati tutti un po' più leader: anche chi non lo è mai stato o non ha mai pensato di esserlo, in realtà oggi si sta comportando come un vero leader, perché si trova a dover affrontare delle scelte e prendere decisioni anche critiche. Parlo ogni giorno con i manager o con i ragazzi nelle università e capisco che stiamo affrontando questa grande prova a testa alta, con coraggio. Certo ci sono grandi momenti di sconforto e disperazione, se penso per esempio a quelli che hanno dovuto chiudere e che non riapriranno. Però vedo che siamo diventati tutti più padroni di noi stessi e più responsabili. Non c'è più un solo leader che guida gli altri ma abbiamo tanti leader che si sono presi la responsabilità di cercare ogni giorno di andare avanti”.

Una situazione che sembra richiamare il tuo libro “Senza rete”, di qualche tempo fa. “In effetti è vero. Nella mia biografia, in cui si parla della mia vita e della pallavolo, ci sono i momenti delle grandi vittorie ma anche quelli dei grandi tonfi. E i tanti cambiamenti che ho vissuto e che sono stati un'opportunità per rimettermi in gioco, sempre e comunque. Anche i momenti più critici mi hanno sempre visto rialzarmi e affrontare ogni sfida. Temi che tornano oggi, senza volerlo, di straordinaria attualità visto i tempi che stiamo vivendo”.

Che rapporto ha con il gioco? Le piace scommettere, andare al casinò oppure giocare con i videogiochi? “Personalmente non gioco a nulla. Non sono contraria ma non sono proprio interessata, non ho una propensione al gioco. Ho due bambini, un maschio e una femmina di 9 e 8 anni, e sono loro il mio intrattenimento quotidiano”.

Cosa ne pensi del fenomeno degli “eSports” e della possibilità di riconoscerli come una disciplina sportiva, fino a portarli alle Olimpiadi? “Non sono contraria ai videogame ma credo tuttavia che il loro utilizzo debba essere gestito con cautela. Oggi sono in voga dei giochi particolari, come Fortnite, e spesso vediamo i nostri figli che assumono comportamenti agitati o che sfiorano l'assuefazione e questo un po' mi spaventa. Per il resto, sono sempre stata portata a pensare lo sport come un'attività fisica e di movimento e quella dei videogiochi è un'altra storia. Sicuramente si tratta di un'altra tecnica di competizione, che ha quindi a che fare con una forma di sport e quindi si può parlare di una disciplina, ma non li accosterei troppo allo sport tradizionale. Anche perché di fronte ai videogiochi c'è anche un rischio di sedentarietà che considero in antitesi rispetto allo sport di movimento”.

Quale è stato il tuo più grande azzardo, nella vita e nello sport? “Ne ho fatti molti e traduco il termine azzardo come coraggio. Sono sempre stata una tipa coraggiosa, che non ha mai avuto paura di dire ciò che pensava. Forse a volte avrei dovuto pensare di più prima di parlare, ma sono sempre stata portata a considerare che ogni giorno ha il suo valore e che deve essere onorato al meglio: per questo silenziare qualcosa che si ha dentro l'ho sempre visto come una sconfitta. In questo senso, dunque, considero il mio più grande azzardo il fatto di dire sempre e ostinatamente quello che penso”.  

Il governo cerca dei testimonial per il vaccino anti-Covid. Che ne pensa? “Sono favorevole al vaccino e spero che oltre a quello possano arrivare anche tutte le cure, che siano sicure ed efficaci, fino a raggiungere l'immunità di gregge. So che è una battaglia molto lunga e la cosa più frustrante, come madre, è quella di vedere i miei figli chiusi in casa e pensare che questa situazione gli sta rubando il futuro”.
 
Tu che hai girato il mondo, credi che l'Italia abbia più da insegnare o da imparare dagli altri paesi? “L'Italia ha tanto da dire e dovrebbe dare ancora di più per essere un esempio nel mondo. Abbiamo eccellenze in tutti gli ambiti. Io ho cercato sempre di onorare la maglia al massimo e i colori italiani e in questo momento particolare è quello che dovremmo fare tutti, da cittadini: dare l'esempio. Abbandonando gli egoismi e pensare anche agli altri, come tanti di noi stanno facendo alla grande”.
 
LE CHI E'?!
Maurizia Cacciatori è stata pallavolista e capitana della Nazionale italiana, dove ha collezionato 228 presenze e conquistato un oro ai Giochi del Mediterraneo (2001), un bronzo agli Europei del 1999 in Italia e un argento a quelli del 2001 in Bulgaria. Oltre ad aver centrato la prima qualificazione della storia a un Olimpiade, a Sydney (2000). Oggi lavora nel campo della comunicazione. Nel 2018 ha pubblicato il suo libro autobiografico "Senza rete" che ha ricevuto il Premio Geremia a Padova.
 
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