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L’arte, nuda e cruda, il cambio di direzione di Omar Hassan

  • Scritto da Daniele Duso

Partito per fare il pugile, il destino ha costretto Omar Hassan a cambiare direzione e lui è rinato grazie a un'altra passione.

Il mio professore Alberto Garutti ripeteva sempre: 'Siete l’unica generazione che può viaggiare con pochi euro, dovete andare, scoprire, conoscere… L’Accademia non si fa in aula, si fa respirandone l’esperienza nel mondo'”.

E così ha fatto Omar Hassan, classe 1987, figlio della periferia multietnica dell’hinterland milanese, padre egiziano e madre milanese. È partito da Lambrate e ha cominciato a combattere per trasformare i suoi sogni in realtà. Combattere non è un verbo iperbolico, nel suo caso. Omar era partito con davanti a sé una promettente carriera sportiva nel pugilato, un sogno che tuttavia si è presto infranto di fronte alla diagnosi di una grave forma di diabete. Una malattia che lo ha costretto a ritirarsi dalle competizioni agonistiche, ma che lo ha spinto, con la stessa carica agonistica, a farsi strada nel campo dell’arte, fino a diventare il massimo esponente italiano dell’action painting, che tradotto suona pittura d’azione, uno stile nel quale il colore non viene spalmato, ma lanciato, o fatto cadere spontaneamente.

Omar Hassan, qualche giorno fa è uscito “Per le strade”,edito da Baldini+Castoldi, dove lei racconta la storia che l’ha portata a diventare, oggi, uno degli artisti di punta dell’action painting in Italia. Ma come dobbiamo pensarlo questo libro? Si tratta di uno sfogo o piuttosto di un messaggio che lei ha voluto lanciare?

Questo libro è uno sfogo di tanti pensieri che avevo dentro, una raccolta di undici racconti di esperienze mie personali ma è anche un messaggio di condivisione in un momento storico dove ci si divide sempre di più”.

Che cosa era per lei la competizione, e cosa è ora?

La competizione per me è sempre stata la vera occasione per misurare se stessi, in ogni ambito e situazione quando si compete lo si fa sempre con il proprio io, proprio come nella boxe, dove un pugile sfida prima, del suo avversario, le sue paure!”

Ma come è stato il suo passaggio dalla boxe all’arte? Cosa ha fatto scattare la scintilla tra due ambiti così differenti?

Per me non sono ambiti differenti, anzi, il nome della boxe già dice tutto: nobile arte! Nell’ultimo racconto del libro parlo di quel momento, di quella scintilla che unì i miei guantoni al colore, ma è stata comunque sempre una presa di coscienza che dipingere e boxare erano parte di me e della mia vita, quindi unirle per me non è stato inventare nulla ma semplicemente unire ciò che sapevo fare meglio in maniera estremamente naturale. Forse funziona proprio perché sono io, così: vero, nudo e crudo”.

Ci dica, Omar, in un mondo che esalta la competizione e le figure dei vincenti, come si fa a rialzarsi dopo che il destino ti rimette all’angolo? Il destino mette spesso all’angolo anche i vincenti ma solo quando ti ci trovi realmente dentro riscopri forze che non pensavi di avere. Nella difficoltà chiunque di noi possiede forze per reagire impensabili, bisogna trovarle dentro di noi riconoscerle e svegliarle”.

È rimasta importante per lei la boxe? Oppure adesso segue o pratica qualche altro sport? Io mi alleno sempre meno per una questione di tempi, ma sì, per me la boxe significa ancora tantissimo e spesso mi viene una voglia pazzesca di salire sul ring”.

E nel tempo libero come si diverte l’uomo Omar Hassan? Qual è il suo rapporto con il gioco? Amo tantissimo il cinema e mangiare al ristorante in compagnia di amici. Il mio rapporto con il gioco? Penso che giocare sia importante, il gioco in generale è fondamentale per alimentare il bambino che c’è sempre in ognuno di noi”.

Preferisce giochi dove conta l'abilità del giocatore per vincere, o quelli dove predomina la fortuna? Nessun dubbio. Io scelgo assolutamente i giochi dove vince il migliore!”.

C'è un'opera particolare a cui sta lavorando adesso? Un qualcosa magari legato a qualche specifica tematica che le sta a cuore? Ora sto preparando la mappa dei quartieri di Berlino realizzata con più di 10.000 tappini delle bombolette spray, dipinti a mano uno ad uno, ho voluto creare una mappa inesistente, la mappa che non viene data al turista ma essendo io stesso cresciuto in un quartiere popolare resto attaccatissimo alle dinamiche di strada dove tutti si conoscono e il singolo è importante per una collettività migliore. Realizzo la mappa dei quartieri delle città che mi ospitano istituzionalmente proprio come omaggio e dedica alla città e ai suoi abitanti”.
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