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Narciso veste Prada, Dimaggio evidenzia il legame tra gambling narcisismo

Lo psichiatra e psicoterapeuta Giancarlo Dimaggio parla del disturbo raccontato nel suo ultimo libro tra narrativa e saggistica.

Un Narciso che si innamora della sua immagine riflessa e che trova la morte cadendo nel lago nel quale si stava specchiando. Dal mito greco alla psicologia il passo è breve. E, grazie a Giancarlo Dimaggio, è breve anche il passo ulteriore: la letteratura. In particolare, il libro “Il diavolo prenda l'ultimo, la fuga del narcisista” edito da Baldini+Castoldi e nel quale lo psichiatra e psicoterapeuta spiega in tutte le sue sfaccettature questo disturbo sempre più diffuso nella società contemporanea. Lo fa però con una inedita e assai piacevole commistione tra narrativa e saggistica. Come ci spiega egli stesso: “Scrivere in assoluto mi piace e poi c'è la dimensione narrativa che mi permette di trasmettere emozioni, di trasporre vicissitudini personali, in un modo che la scrittura scientifica non può realizzare. Ho il gusto della prosa, delle parole: è dagli anni '90 che cerco di scrivere, ho frequentato una scuola di fumetto e pubblicato in Francia, come sceneggiatore, diverse storie a fumetti. Ora, scrivendo anche con il Corriere, ho trovato una formula di divulgazione narrativa e il narcisismo è il primo argomento su cui ho iniziato a riflettere, cercando di dare un contributo alla sua conoscenza”.

Quanto è diffuso attualmente il narcisismo, ed è un disturbo che presenta un particolare identikit? “È abbastanza diffuso e colpisce tra l'1 e il 5 percento dei pazienti che arrivano negli studi degli psicoterapeuti. Secondo lo stereotipo è maschio, ma in realtà solo il 70 percento di essi lo è, infatti Miranda, co-protagonista de 'Il diavolo veste Prada', è una vera narcisista. Inoltre, è di due tipi: quello grandioso e quello vulnerabile. Il primo si muove come un trattore nelle relazioni sociali, è freddo e impulsivo, mentre la variante più difficile da leggere è quella vulnerabile, che non manifesta un esibizionismo sfacciato ma che cova dentro di sè un senso di superiorità sprezzante e che ha la pretesa che altri gli debbano riconoscere una superiorità che non fa nulla per guadagnarsi. La definisco la sindrome del genio incompreso: il narcisista vulnerabile è più nascosto, polemico, livoroso, rancoroso, ha un carico di sofferenza più massiccio”.

Cosa deve fare chi soffre di narcisismo e chi invece ha a che fare con un narcisista? 

Il narcisismo è innanzitutto una malattia che danneggia la vita di chi ce l'ha. Il narcisista vive male, la sua storia è improntata al declino nel corso dell'età: un grande avvenire dietro le spalle. Tende ad avere pessimi rapporti e manca della capacità di persistere, di impegnarsi e di affrontare le relazioni, non solo quelle amorose, e soprattutto le donne soffrono del bisogno di quella illusione grandiosa che il narcisista illude di offrire e si prestano a cadere nel gioco della seduzione scoppiettante, stabilendo poi una dipendenza affettiva. A volte le donne soffrono di narcisismo per procura. Ciò premesso, occorre evitare di aiutarlo in prima persona, in quanto il narcisista non reagisce bene. Molto più utile è mettere dei confini fermi e convincerlo a curarsi, anche se in questo caso il nucleo delle relazioni sentimentali è quello in cui il narcisista ha più difficoltà anche nella terapia”.

C'è un legame tra gioco patologico e narcisismo?

"Al contrario di quello che uno potrebbe immaginare il narcisismo è strettamente legato al gambling, come emerge da molti studi. I narcisisti sono portati ad adottare comportamenti rischiosi, probabilmente perché hanno la tendenza ad attribuirsi i successi e a dare le colpa  degli insuccessi agli altri o all'esterno. Quindi compiono spesso scelte più rischiose probabilmente non fanno tesoro degli insuccessi precedenti o dei costi che hanno avuto le scelte precedenti. Il narcisismo è un fattore sottostante anche alla dipendenza da videogiochi. Si è visto per esempio che in un campione di giocatori di World of Warcraft il narcisismo vulnerabile era collegato a livelli problematici di coinvolgimento nel gioco. Questo potrebbe essere dovuto alla tendenza narcisistica a fuggire dal mondo, rintanandosi in luoghi in cui le emozioni dolorose che provano nelle relazioni sono tenute lontane."

 

Le è mai capitato di occuparsi di persone che soffrono di dipendenza da gioco? Come affronta questi casi? 
 
Io non direttamente ma ho colleghi che stanno lavorando su ludopatie e dipendenze comportamentali. Per affrontarle sono necessarie due cose. Innanzitutto definire il contatto terapeutico, capire che la terapia nasce dall'intenzione di liberarsi dalla dipendenza. Inoltre, si deve considerare la dipendenza come una forma problematica di autocura. Mi spiego. Le scommesse, il poker online, i videogiochi sono modalità veloci, automatiche e capaci a breve termine di ridurre il dolore soggettivo, hanno lo stesso ruolo di sostanze che vanno a placare momentaneamente la sofferenza. Mettono un tappo, impediscono alla persona di andare a capire qual è il vero nucleo di sofferenza. Il cardine del nostro approccio è vedere assieme al paziente l'attimo prima di cadere. Ossia, la prossima volta che si ha l'impulso di giocare tentare di resistere, e proprio in quei momenti guardare che cosa accade nell'animo. In questa maniera si può trovare la finestra sui veri motivi che generano la dipendenza e la terapia su quelli si focalizza”.
 
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