Log in

Totò Cascio, il cinema? Come un gioco da bambini

  • Scritto da Daniele Duso

Salvatore “Totò” Cascio si racconta da “Nuovo Cinema Paradiso” e passando per la malattia che gli ha tolto la vista, ma che ha trovato il coraggio di affrontare.

“Nuovo Cinema Paradiso è il mio biglietto da visita”. Lo dice senza esitazioni, Salvatore Cascio, quando ripensa al film che lo ha reso famoso. Aveva nove anni nel 1988, per lui recitare era solo un gioco, ma la sua spontaneità conquistò il mondo così come fece il film di Giuseppe Tornatore, vincitore di numerosi premi.

Sembrava l’inizio di una promettente carriera, per quel bimbo palermitano proveniente da una famiglia di umili origini, ma in agguato c’era un nemico subdolo, che ha sparigliato le carte e ha costretto Totò a ripartire, come racconta in “La gloria e la prova” (edito da La nave di Teseo).

“Dopo ‘Nuovo Cinema Paradiso’ ho fatto altri dieci film, ho lavorato accanto ad altri grandissimi attori come Marcello Mastroianni, Massimo Ranieri, Bud Spencer, tutti personaggi incredibili, di una serietà e di una umiltà non comune”.

E poi, pian piano, è venuta avanti quella che lei chiama la prova, la malattia, la retinite pigmentosa. “È arrivata, e inizialmente non riuscito ad accettarla, mi sono chiuso in casa, in me stesso, per anni. Non volevo che la gente mi vedesse, che mi riconoscesse. Ho pianto molto prima di accettare la realtà, ma poi ne sono uscito. Credo che da tutto si possa e si debba ripartire”.

Cosa l’ha aiutata a superare i momenti più duri? “Ne sono uscito in primis grazie alla fede in Dio, perché io sono un credente. Poi anche grazie alla mia famiglia, e all’esempio di tante persone che ho avuto la fortuna di incontrare, da Alex Zanardi a Bebe Vio ad Annalisa Minetti: ho capito che erano loro gli esempi da seguire”.

E seguendo loro ha trovato la forza di ripartire, ha trovato la forza per rialzarsi, e ora ha deciso di raccontarlo in un libro. “Ce l’avevo da anni il sogno di scrivere qualcosa, di mettere tutto nero su bianco, poi nei mesi scorsi ho trovato il giusto impulso e sono riuscito a farlo. Non è stato per una rivincita, direi più che si è trattato di una sorta di riscatto: per anni ho vissuto nella paura, nell’incubo, avevo perso la vista, senza la quale ritenevo impossibile andare avanti. Ora ho deciso di raccontare tutto di me con la speranza di essere da esempio per qualcuno che si trova ad affrontare difficoltà simili alle mie. Nel mio libro racconto moltissimi aneddoti, molti incontri con persone straordinarie, da Adriano Celentano a Philippe Noiret, poi parlo della prova, della disabilità, del bullismo che ho subito, ma anche dei veri amici che ho trovato nel corso della mia vita, anche grazie a questa malattia”.

Qual è stato il momento, se c’è stato, in cui ha capito che poteva farcela? “Quando sono stato all’Istituto Cavazza di Bologna per un corso di riabilitazione. Ho saputo che lì, da ragazzo, aveva studiato anche Andrea Bocelli, e questo mi ha dato una forte spinta. Poi Bocelli, altra persona straordinaria, l’ho conosciuto, ed è lui che firma la postfazione del mio libro”.

Tornando a quel film straordinario del 1988, lei ha scritto di averlo vissuto, da bambino, come un gioco. Ora invece, cosa è il gioco per lei? “Il gioco è il ricordo di quando uscivo a giocare a pallone con gli amici, ora è sempre legato al pallone, e il gioco è quando gioca la mia Roma”.

Un palermitano che tifa Roma? “Eh sì, sul set con Tornatore tutti o quasi tifavano Roma, per me bambino è stato inevitabile”.

Che progetti ha per il suo futuro Salvatore Cascio? “Per ora continuo a promuovere il libro e il mio messaggio. Sono spesso in tv e in radio, e mi scrivono un sacco di persone con disabilità, ringraziandomi, ed è gratificante sapere di essere stato da esempio. Per il futuro, chissà… mi piacerebbe portare il mio libro in teatro. Anche se per ora è solo un’idea”.

LUI CHI È?! - Salvatore “Toto” Cascio, 42 anni, è il bimbo prodigio del cinema di fine anni ’80, divenuto famoso grazie al film del premio Oscar Giuseppe Tornatore, “Nuovo Cinema Paradiso”, nel quale interpretava il piccolo Salvatore, appassionato di cinema. Per quel personaggio, e per quell’interpretazione, vinse il British Academy of Film and Television Arts nella categoria attore non protagonista. In seguito lavorò ancora con grandissimi registi come Tessari, Pupi Avati, e lo stesso Tornatore, ma la sua carriera ebbe una brusca interruzione a causa della malattia che lo colpì prestissimo, la retinite pigmentosa. La malattia lo ha portato a ritirarsi dalle scene fino a quando non ha trovato il coraggio di accettarla e reagire, come racconta ora in “La gloria e la prova” e nel recente cortometraggio “A occhi aperti”, diretto da Mauro Mancini.
Share