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Da senza tetto a milionario e ritorno, la triste storia di Shoeless Joe

  • Scritto da Giuseppe Tondelli

La triste storia, da senza tetto a milionario fino a riperdere tutto al tavolo di black jack al Treasure Island di Las Vegas. 

Una leggenda vera e propria che serve anche da monito per i tantissimi giocatori che vivono l’ebbrezza delle super vincite nei casinò ma che poi crollano e provano l’emozione opposta, quella della perdita anche di tutti i loro averi. 

Il protagonista della storia si chiama “Shoeless Joe”, un vecchietto 80enne che visse la sua parabola gloriosa ma tremenda al tempo stesso nell’ormai lontano 1995 al Treasure Island, il casino che si trova sulla Strip di Las Vegas e che allieta i turisti e i giocatori per molte ore al giorno con lo spettacolo di pirati acrobati da due navi che si sfidano in una specie di musical. Joe, lo chiameremo così,  fa il suo ingresso con un look decisamente trasandato, senza scarpe e con i denti rovinati: è uno dei tanti senzatetto della città. Da li il suo soprannome “Shoeless”, senza scarpe appunto. L’ingresso nei casinò è di solito libero a chiunque ma la sicurezza lo ferma per verificare e, sicuro per il suo stato. Lui, però, mostra un assegno di sussistenza da 400 dollari e, a quel punto, pur di far giocare un cliente, lo fanno entrare. 

Si siede al tavolo di Black Jack e mostra di non sapere tantissimo come giocare. Le sue puntate non rispondono ad alcun criterio ma è un gioco in cui la fortuna indubbiante prevale anche se alcune volte bisogna “tirare la carta” e calcolare il proprio punto in base a quello che ha il banco. Sono pochissimi quelli che sanno contare le carte e le tecniche di taglio del sabot rendono molto complesso prendersi dei vantaggi. 

Ma se ti vengono le carte e chiudi 21 o 20 a caso e il banco sballa o sta sotto il tuo punteggio, allora la vittoria sorriderà al tuo gioco. Così è capitato a Joe che ha iniziato a puntare e, seppur sbagliando, continuava a vincere. La giornata finisce con 60mila dollari in tasca. Una discreta somma per quegli anni che gli avrebbe consentito di vivre un po’ di tempo tranquillo e, di sicuro, di comprarsi un paio di scarpe. 

Al Day2 inizia a puntare a colpi da 5mila bigliettoni e continua a vincere, sempre giocando senza troppi calcoli. Vince per giorni e potrà arrivare a contare fino a 1,6 milioni di dollari. 

Il Treasure ora lo tratta come uno dei tanti clienti high stakes e, forse, qui, inizia a montarsi la testa. Il banco sa che, alla lunga, vincerà lui. Qualcuno pare gli abbia suggerito più volte di fermarsi, di smettere. Ma se continuava a giocare poteva usufruire di molti vantaggi come i rewards di oggi danno a chi movimenta grosse somme di denaro. Una camera di lusso, cibo a volontà, bevande che sono comunque già gratuite se scommetti 5 dollari in una slot e poi donne che iniziano a girarti intorno. 
 
Purtroppo, però, le carte iniziano a girare meno. Le scommesse ormai sono pesanti e poi, per recuperare, si finisce per perdere ancora di più. Joe perde tutto e rimane a secco e senza neanche quell’assegno da 400 che aveva all’ingresso. Dal sogno americano all’incubo. Gli rimarrà solo un pre contratto da 10mila dollari che Steve Wynn gli aveva fatto firmare per fare qualcosa con la sua storia, un libro, un film. Ma il finale senza lieto epilogo non ha attratto i produttori anche se il drama c’era eccome. Il gioco deve essere intrattenimento e la logica del bankroll deve dettare sempre la condotta di tutti ai tavoli. Quando si vince una discreta somma, poi, basta rigiocare un po’ e accontentarsi di quello che il fato e il banco c’hanno regalato. Perché, come insegna la leggenda di Joe Shoeless, il banco vince sempre. 
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