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Il gioco delle tre carte si può fare, c'è l'ok della Cassazione

  • Scritto da Marta Rosati

La corte suprema di Cassazione ammette il gioco delle tre carte: annullata la condanna di 'banco' e due 'compari': 'Non è regolato dall'Adm e nel caso specifico non c'è truffa'.

Condannate nel 2009, dal tribunale di Bologna, al pagamento di 300 euro e 450 euro, tre persone che all'interno di un autodromo avevano allestito un banchetto per il gioco delle tre carte, hanno presentato ricorso in Cassazione e la suprema corte, 11 anni dopo annulla la sentenza, ammettendo di fatto la possibilità di esercitare il gioco.

I tre, all'epoca dei fatti vennero accusati di violazione dell'articolo 4 comma 1 della legge 401 del 1989 (Esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa). Lo stesso recita "Chiunque esercita abusivamente l’organizzazione del giuoco del lotto o di scommesse o di concorsi pronostici che la legge riserva allo Stato o ad altro ente concessionario, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni [...]". Tanto basta alla Cassazione per dare ragione ai tre imputati che osservano come il gioco delle tre carte, noto anche sottio il nome di gioco delle tre campanelle, non è disciplinato dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli.

VIA LIBERA AL GIOCO DELLE TRE CARTE - C'è di più. La Cassazione, nel testo del provvedimento col quale annulla la sentenza di primo grado, scrive che casomai la violazione imputabile ai tre è quella dell'articolo 718 del codice penale: "Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie, tiene un gioco d'azzardo o lo agevola è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno e con l'ammenda non inferiore a euro 206".
 
Secondo la suprema corte però, la condanna non può essere applicata nei casi in cui lo stesso gioco sia improvvisato con un banchetto e due “compari” che fingono di vincere alle “tre campanelle”. "La condotta occasionale - si legge - non rientra, infatti, nel reato di esercizio abusivo di giochi di pubblica scommessa non autorizzati, in assenza di una struttura nella quale siano impiegati mezzi e persone. Una organizzazione - spiega la Cassazione accogliendo il ricorso degli imputati - che anche senza essere stabile e caratterizzata da una particolare complessità non si può comunque ridurre alla semplice disponibilità di un banchetto mobile, con un soggetto che tiene il “banco” , spalleggiato da altri due che simulano l’entusiasmo per una vincita a portata di mano, inducendo i passanti a credere in un facile guadagno.
 
NESSUNA TRUFFA - Sempre nella sentenza di Cassazione si legge inoltre che "la condotta attribuita ai tre, in assenza di attività volte al raggiro, non è neppure da considerarsi come truffa, in quanto l'esito del gioco, quindi la vincita o la perdita, è legato all'abilità del giocatore e non è preponderante l'aleatorietà".
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