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Comma 7: bilancio di fine anno dall'industria del videogame, in cerca di soluzioni per il futuro

  • Scritto da Alessio Crisantemi e Sara Michelucci

videogame_comma7Fine anno, tempo di bilanci. Anche per il mercato dei 'videogame', inteso come il comparto degli apparecchi 'comma 7' del Tulps. Un settore che, come noto, racchiude i giochi di 'puro' intrattenimento, ovvero i videogiochi 'Arcade', ma anche le ticket redemption, ovvero quei giochi che consentono 'concorsi a premio' tramite raccolta punti (in ticket), mai definitivamente disciplinati nel nostro paese ma che in molti altri rappresentano un prodotto molto in voga e apprezzato dalle famiglie. Diversamente dalla nostra realtà, dove i giochi sono (e sarebbero) altrettanto apprezzati, ma non vengono troppo diffusi per via di una manifesta carenza normativa. Una situazione divenuta ormai insostenibile per le (poche) imprese che hanno continuato ad operare in questi segmenti di mercato ma che, a quanto pare, è destinata a cambiare. Magari, già dal prossimo anno.

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“La situazione è sicuramente critica – spiega Tiziano Tredese di Elmac, azienda specializzata nel settore dell'intrattenimento – e personalmente vedo l'anno corrente chiudersi con un -26% per quanto riguarda questo settore”. Discorso simile per quanto riguarda i videogiochi: “Per il videogioco non ci sono state particolari variazioni rispetto all’anno precedente  – afferma Mauro Zaccaria di Tecnoplay - anche se, purtroppo anche per il 2011, non è stato possibile importare sul mercato italiano le grandi novità provenienti dall'estremo oriente a causa della mancanza di una legislazione che lo permetta (i videogiochi collegati online per puro divertimento)”. C'è bisogno, pertanto, di un cambiamento. Che gli addetti ai lavori auspicano e aspettano da tempo: “Qualcosa, negli ultimi mesi, si è mosso – confida Tredese – in quanto abbiamo rappresentato la situazione ai Monopoli di Stato, attraverso le associazioni, e ora se non altro sappiamo che le nostre istanze sono state ascoltate e sono quindi note”. L'intervento potrebbe essere quindi nell'aria, per quanto riguarda il mercato del comma 7 in generale, e l'attenzione di Aams trova conferme anche nelle parole del dirigente dell'Ufficio 12, Davide Diamare, in una delle ultime uscite pubbliche: "I comma 7 hanno un'importanza enorme nel mercato del gioco, ma scontano una serie di elementi e congiunture negative che derivano anche da una cattiva gestione nel passato”, spiegava in occasione della scorsa Enada di Roma. “Il mercato degli apparecchi senza vincita in denaro va per questo rivisto ed è importante verificare il discorso della tecnologia. In Aams abbiamo istituito un gruppo di lavoro che si occupa delle revisione delle tecnologie per awp, comma 7 e vlt, perché per queste macchine va fatto qualcosa di più". Il primo passo, quindi, verso una soluzione definitiva. Sì, perché la situazione, così com'è, non è destinata a rosee conclusioni. Non soltanto perché le redemption vivono nel 'limbo' normativo della mera tolleranza, ma anche e soprattutto perché i comma 7 in generale scontano l'impossibilità o difficoltà estrema nell'importazione di nuovi prodotti, che può portare soltanto alla scomparsa del mercato.

Lo storico del mercato dei comma 7 è abbastanza indicativo (come pure la difficoltà nel reperimento di tali dati, che conferma la scarsa attenzione nei confronti di tale mercato): gli unici dati ufficiali diffusi da Aams risultano ormai datati. Era il 2009 e le stime risalivano all'anno precedente, quando la raccolta di questi apparecchi era stata (stimata) di circa 200 milioni di euro, mentre le proiezioni sul 2009 vedevano una crescita fin sopra ai 300 milioni, per un gettito erariale di poco superiore ai 16milioni di euro, che nel 2009 avrebbe raggiunto i 24milioni di euro. Da quel momento in poi non si conoscono altri dati pubblici relativi a questo segmento del gioco. Interessante però dare uno sguardo al numero di apparecchi in distribuzione oltre a quelli della raccolta, quest'ultimo facilmente riscontrabile in quanto direttamente deducibile dai versamenti delle imposte dovute per ogni macchina da gioco. Se nel 2007 il mercato era costituito da circa 120mila apparecchi, nel 2008 l'inizio della 'crisi' del settore ha visto questa cifra scendere a circa 110mila unità. Le stime di Aams, poi, davano il mercato in crescita, per il 2009, con una ipotesi di raggiungimento delle 170mila unità. Nel 2010, tuttavia, gli apparecchi comma 7 in esercizio erano poco più 120mila e nel 2011 (anche se il dato non è ancora noto) è difficile pensare che si possa essere discostato di molto rispetto al precedente. Una deduzione quasi immediata che scaturirebbe dall'analisi di tali dati, è che neanche l'aggiornamento delle procedure di omologazione disposto da Aams durante la primavera del 2010 abbia rinvigorito in maniera evidente tale mercato.

 

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