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Squillogame: il gioco di carte sulla prostituzione fa arrabbiare la politica che chiede di bloccarne la vendita

  • Scritto da Sara Michelucci

Continua a far discutere il nuovo gioco di carte, Squillogame, dedicato allo sfruttamento della prostituzione. Ogni giocatore ricopre un ruolo, quello del pappone, gestendo colpo su colpo le sue ragazze, divise tra escort, prostitute di strade e giovani promesse, ognuna con una propria particolarità, parcella e ricavato finale in caso di ko e successiva vendita del proprio corpo. Il gioco comprende anche gli eventi (situazioni e imprevisti) e i power up (punti salute e migliorie). Lo scopo del gioco è quello di sconfiggere il ‘pappone’ avversario, manovrando le proprie squillo con i limiti e le abilità dettate dalla scheda.

 

 

LA REAZIONE POLITICA - Un gioco che non è andato proprio giù ad alcuni senatori del Nuovo Centro Destra, che hanno presentato un’interrogazione al Ministro dell’interno, in cui si chiede “di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda prendere per contrastare la vendita e la diffusione di giochi che sviliscono la dignità femminile e instillano in chi li pratica la considerazione che la normalità sia costituita da pratiche violente e trasgressive”.

Lo scorso 11 ottobre 2012 “veniva indirizzata lettera al Presidente del Senato e ai Ministri in interesse per chiedere l’oscuramento del sito ‘squillogame’, nonché di inibire la vendita del gioco commercializzato; a tutt’oggi il sito, oltre ad essere ancora attivo, risulta aver ampliato la gamma di offerta con giochi quali ‘Squillo pappa’ (prima edizione, esaurita), ‘Squillo deluxe’ e ‘Squillo bordello d'oriente’; il giocatore ricopre il ruolo di sfruttatore ed accumula punteggi, per esempio, dall'uccisione e conseguente vendita di organi delle donne; dietro una dimensione ludica si cela un messaggio equivoco, che incita alla mercificazione del corpo femminile, alla vendita di organi umani, all’uso di eroina e antidepressivi, a pratiche sessuali contro natura; come risulta dal relativo sito web, pur nella consapevolezza della dimensione astratta del gioco, la dinamica premiale evoca la fattispecie di istigazione a delinquere e/o di apologia del reato di cui all’articolo 414 del codice penale, in quanto esalta la commissione di gravi reati, come lo sfruttamento e l'induzione alla prostituzione (incriminati dall'articolo 3 della legge n. 75 del 1958), l'omicidio (articolo 575 del codice penale), la vendita di organi (vietata dalla legge n. 458 del 1967, richiamata anche dalla recente legge n. 167 del 2012) e lo spaccio di stupefacenti (decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990); sussistono, pertanto, numerosi profili di censurabilità e di contrasto con i principi e le norme del nostro ordinamento, che suscitano anche sdegno morale e minano le basilari regole della convivenza civile e del rispetto della dignità femminile; nessuna tutela è garantita ai minori di 18 anni, essendo sufficiente, per visualizzare il sito, la mera dichiarazione di aver compiuto la maggiore età”, tuonano ancora i senatori.

 

IL CONFRONTO CON I VIDEOGIOCHI - Torna così il luce il dibattito sul confine tra ciò che è consentito e ciò che non lo è anche quando si parla di gioco. Diatriba che spesso viene alla luce quando si discute su alcuni videogiochi, considerati troppo violenti o troppo espliciti nei contenuti sessuali. Ricorderemo sicuramente il caso di Mafia: The City of Lost Heaven, criticato da diversi esponenti della politica italiana, come Carlo Taormina. Rule of Rose nel novembre 2006 viene contestato duramente da diverse testate nazionali come Panorama e il Quotidiano Nazionale che descrivono il videogioco come un concentrato di sadismo. Sempre nel 2006 Canis Canem Edit (Bully) viene preso di mira, anche dall’allora ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, per i suoi contenuti, perchè nel gioco si vestono i panni di un ragazzino che, per affermarsi in un collegio, non esita ad utilizzare i metodi del bullismo. Anche in Italia il gioco viene temporaneamente vietato, per poi essere commercializzato qualche tempo dopo. Il 21 giugno 2007, dopo che la distribuzione di Manhunt 2 viene bloccata in paesi quali l'Inghilterra e l'Irlanda, anche il governo italiano si schiera contro il videogioco che, secondo le parole del ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni incoraggerebbe “alla violenza e all'omicidio”. Nel 2008 è ancora un capitolo di Grand Theft Auto a salire sul banco degli imputati, questa volta Grand Theft Auto IV. Il Codacons presenta un esposto, accusando il gioco di istigazione a delinquere e chiedendone il ritiro dal mercato. Rockstar Games, che ha sviluppato il gioco, si dice stupita “delle dichiarazioni del Codacons su Gta4, videogioco che è stato acclamato dalla critica di tutto il mondo.

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