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Videogiochi violenti, Borgomeo (Aiart): 'Commessi e genitori poco attenti a limiti d'età e contenuti'

  • Scritto da Redazione GiocoNews

"Una regolamentazione c'è, ma c'è poca attenzione da parte dei genitori". Parola di Luca Borgomeo, presidente dell'Aiart - associazione dei telespettatori cattolici che ha promosso diverse campagne e iniziative sul tema dei videogiochi violenti e sulla tutela dei minori.

 

 

Dopo aver ascoltato il parere dell'Aesvi - Associazione Editori e Sviluppatori di Videogiochi ItalianiGiocoNewsPlayer.it prosegue il suo viaggio fra gli operatori per capire se e come si possono ridurre gli effetti pontenzialmente negativi di sparatutto e titoli sulle arti marziali sui bambini. Spesso lasciati soli davanti alla console.

 


GENITORI COLPEVOLI - "Noi abbiamo fatto due campagne per far crescere la consapevolezza dei pericoli di certi tipi di videogiochi, abbiamo promosso la cosa sui media, distribuito volantini nelle scuole e nelle parrocchie, ma poi abbiamo deciso di spostare lo sguardo sui genitori. Che spesso non controllano i propri figli. A riprova di questo, abbiamo mandato alcuni ragazzini di 12 anni nei negozi e nei supermercati per fargli acquistare dei titoli vietati ai minori, e i commessi glieli hanno venduti senza battere ciglio", racconta Borgomeo.

 

CONTROLLI FINANZIATI DA PRODUTTORI -  "Le regole ci sono, i criteri di classificazione pure (il Pegi- Pan European Game Information - Informazioni paneuropee sui giochi, che appare sia sul fronte che sul retro della confezione del gioco e su tutti i materiali promozionali e pubblicitari, ndr) ma non vengono rispettati e soprattutto l'organismo deputato al controllo è finanziato dai produttori di videogiochi, direttamente e indirettamente. Purtroppo, si confondono i ruoli di chi giudica e di chi è giudicato, di chi controlla e di chi è controllato. Naturalmente, non accusiamo il Pegi di nulla", sottolinea il presidente Aiart.


VIDEOGIOCHI PIU VENDUTI - Per quanto si possano porre dei limiti, ricorda Borgomeo, i videogames 'violenti' restano i più venduti nei negozi. "Sono solo il 2% della produzione totale, ma è da loro che arrivano gli incassi maggiori. Perciò, toglierli dal mercato sarebbe un danno grave per le aziende produttrici. Il problema è soprattutto colpa dei genitori, che
spesso si limitano a guardare l'età per cui il gioco è idoneo, se lo fanno, ma senza tener conto dei contenuti, in tema di sesso, droga, razzismo".


QUALI SANZIONI? - Altro punto da analizzare sono le sanzioni che il Pegi ha comminato finora ai produttori colpevoli di aver rilasciato titoli violenti, con indicazioni non veritiere. "Si tratterebbe di una domanda retorica, visto che nessuno ha mai sanzionato nessuno", evidenza il presidente Aiart. "Quando ho provato ad affontare il problema della pericolosità di certi titoli ai tempi della mia carica di presidente del Consiglio nazionale degli utenti, i produttori di videogames afferenti a Confindustria non hanno accolto la cosa con simpatia. E neppure i media, che non hanno dato minimamente spazio alle nostre istanze. Ma, ripeto, non abbiamo nulla contro i videogiochi, vorremmo solo avvertire i genitori sui loro pericoli 'nascosti'. Pochi sono consapevoli del contenuto dei giochi che hanno acquistato per i propri figli, e glieli danno con disinvoltura per farli stare tranquilli".

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