Log in

L'Italia potenzia le intercettazioni contro il terrorismo anche sulle chat dei videogochi

  • Scritto da Ca

Difficile, quasi impossibile, intercettare i terroristi nelle infinite chat disponibili online e nei videogiochi. Il ministro della Giustizia italiana ci prova. 

Era stato il Governo belga a lanciare l’allarme che avevamo subito raccolto e diffuso. Adesso è anche il governo Renzi a lanciare l’anatema contro le chat dei videogiochi. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, al termine di un vertice in via Arenula convocato per individuare novità per la prevenzione e il contrasto del terrorismo il vista del giubileo, ha annunciato le nuove misure.

 
"Un tempo lo scambio delle notizie avveniva solo per telefono. Oggi gli strumenti sono molti di più e la rete offre infinite opportunità. Per questo dobbiamo potenziare i nostri sistemi di intercettazione e questo oggi abbiamo deciso. Sulle PlayStation? Sì, ma anche su tutte quelle chat legate ad altri programmi come, ad esempio, quelli per scaricare musica". 
Le parole del ministro oltre alle chat, indicano quegli strumenti tecnologici che non hanno un ruolo primario di comunicazione ma permettono ugualmente agli utenti di entrare in contatto diretto. Non ci sono prove che i terroristi utilizzino o abbiano utilizzato le PlayStation per comunicare ma non c'è nemmeno la sicurezza che uno scenario del genere non sia verosimile. Insomma, meglio prevenire. 
Nel caso della PlayStation, i metodi di interazione tra utenti sono molteplici e "intercettarli" tutti al momento si tradurrebbe in un compito complesso. Nel caso più semplice, due o più persone possono comunicare sul PlayStation Network attraverso semplici messaggi di testo, che previa disponibilità all'accesso da parte di Sony (l'azienda che produce il sistema e gestisce il relativo "cloud") sotto le mani degli investigatori, possono anche venire captati con relativa semplicità.  Ma sarebbe impossibile intercettare i giocatori mentre stanno giocando. 
Intercettare quelle comunicazioni significa di fatto doversi "infiltrare" all'interno di comunità online sospette per svolgere un lavoro di intelligence del tutto simile a quello dei servizi sul territorio. Ma qui il panorama di possibili incroci giochi-orari-partite-server proprietari (le infrastrutture dei giochi online non passano tutte da Sony) potrebbe rivelarsi un terreno improbo. 
E Sony che dice? Nel rispondere al ministro belga Jambon c’è un’ammissione che i sistemi potrebbero essere utilizzati a questi scopi. Una cosa che intanto si può fare è incoraggiare gli utenti e le aziende di videogame a segnalare comportamenti sospetti. 
Ma la PlayStation è solo uno degli immensi universi in cui scambiarsi messaggi cifrati. Anche tramite Twitter o Facebook e con account insospettabili i malviventi possono creare codici infiniti. Una vera e propria ‘mission impossible’. 
Share

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.