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Ma come parlano gli eGamers? Ecco alcuni vocaboli da sapere!

  • Scritto da Gt

Come parlano i giovani che giocano ai videogames? Da lag a console war ad altri termini del nuovo modo di esprimersi. 

Abbiamo spesso parlato del ‘pokerese’ ma visto lo sviluppo degli eSports presto dovremmo abituarci a parlare col linguaggio degli eGamers. Il sito Lenius.it descrive i termini più importanti. Del resto “un estraneo che vi si affacciasse per la prima volta sarebbe stordito da una serie di termini apparentemente incomprensibili e da ancor più inspiegabili atteggiamenti. Vediamo, col sorriso sulle labbra, cinque di queste oscure tematiche care a noi videogiocatori”. Ecco alcuni termini chiave spiegati. 

 

Hype
 
‘L’attesa del piacere è essa stessa piacer’» diceva il filosofo Lessing e, più recentemente, una nota pubblicità. Lo sanno bene i videogiocatori, che a partire dai primi criptici annunci di un gioco particolarmente atteso sono vittime di una serie di reazioni chimico/fisiche, probabilmente localizzate nel cervello ma ancora non ben studiate, che rientrano sotto il nome di hype.
 
E lo sanno bene anche gli sviluppatori e i loro addetti marketing, capaci di fomentare questa tendenza con annunci criptici di videogiochi che usciranno, forse, a distanza di 10-15 anni (vedi il recente Death Stranding di Hideo Kojima o Cyberpunk 2077 della CD Projekt Red, previsti rispettivamente “prima delle olimpiadi di Tokyo” e “tra il 2017 e il 2021”…).
 
L’hype è come una bestia parassitaria che ha una fame insaziabile di immagini, dichiarazioni, anteprime, rumor, trailer e date d’uscita: ognuno di questi elementi non fa che accrescere l’hype stesso ed il suo controllo sulla personalità del gamer, il quale letteralmente si gonfierebbe ed esploderebbe come un palloncino se non arrivasse il fatidico day one (cfr. paragrafo seguente) a portare il gioco.
 
Il quale, nella più classica interpretazione de Il sabato del villaggio leopardiano, spesso porta una soddisfazione non commisurata all’hype stesso, che si traduce in critiche pedanti al titolo stesso e nella ricerca di un nuovo oggetto del desiderio.
 
Day one
 
La gente comune regola la propria esistenza in base a punti fermi nel calendario: Pasqua e Pasquetta, le varie festività e relativi ponti, Natale, Capodanno e il giorno del compleanno. Un gamer ha invece un calendario tutto suo, peraltro variabile di anno in anno, costituito dal day one, o giorno dell’uscita, dei videogiochi.
 
Alcuni studi hanno dimostrato che l’attesa di questa data fatidica determina nella mente del videogiocatore un vero e proprio sistema di riferimento temporale alternativo a quello ufficiale: il tempo è misurato non in ore e minuti, ma in distanza relativa dal day one.
 
Molto frequentemente capita che l’uscita di un gioco, annunciata e confermata da mesi, subisca uno slittamento proprio a pochi giorni dalla data fatidica. Diversi casi di nevrosi, atti vandalici, flame selvaggio sui social e richieste di giorni di malattia al lavoro sono da ricondurre a questi episodi.
 
Concetto ben noto ai gamer e legato all’hype è la cosiddetta rottura del day one, ossia l’anticipo della vendita del gioco da parte dei negozi. Sebbene un giocatore attenda anche per sei/sette anni un titolo, spesso poche ore di anticipo possono diventare questione di vita o di morte, come testimoniano le migliaia di post di segnalazione sui forum (veri e propri bollettini del tipo “Rotto day one a Torino in via XXX”, “Lo mollano anche a Firenze da YYY”), lo stalking telefonico ai negozi per chiedere di poter ritirare il gioco e la captatio benevolentiae al limite della decenza nei confronti dei commessi dei piccoli punti vendita.
 
Frame rate (FPS)
 
Con FPS (“frames per second”), da non confondere con FPS (“first person shooter”, o sparatutto in prima persona) né con FPS (“fai poco schifo!”, tipica esclamazione rivolta a chi ottiene un punteggio particolarmente alto in una sfida multigiocatore online) si intende il numero di fotogrammi al secondo riprodotti da un video o un gioco.
 
Argomento particolarmente attuale, la cui importanza riveste un ruolo sempre crescente tra i gamer più esigenti (è stato aperto un fascicolo dedicato anche sul tavolo delle Nazioni Unite), si può riassumere in due parole: un gioco che gira a 60fps o oltre è meglio di un gioco che gira a 30fps. E fin qui non ci piove, in quanto la fluidità delle immagini aumenta sensibilmente.
 
Ma spesso i puristi del frame rate (soprattutto, ma non solo, giocatori PC) arrivano a subordinare molti altri elementi del gioco alla possibilità o meno di settare gli FPS oltre il valore di 30, pena la crocefissione in pubblica piazza (leggi: Steam) degli sviluppatori colpevoli di questa empia mancanza. Uno degli ultimi casi riguarda il lancio di Mafia 3, ma l’importanza data al frame rate è sempre più paragonabile a quella della presenza di olio di palma in biscotti e merendine. Insomma, al giorno d’oggi tira più un frame per second di un carro di buoi…
 
Lag
 
Termine particolarmente caro agli amanti del gioco multiplayer online, il lag indica ufficialmente “il ritardo nel tempo di comunicazione tra due computer, calcolato in millisecondi”. Nella pratica, il lag è il capro espiatorio più abusato per giustificare la scarsa abilità di un giocatore nelle sue sfide a FIFA/PES o nei deathmatch a Call of Duty/Battlefield.
 
 
Senza negare che in molte occasioni il fenomeno di ritardo nella connessione è reale (il che si traduce nel simpatico movimento a scatti del gioco e in eventi paranormali come il teletrasporto di un nostro avversario, la sua sopravvivenza dopo aver ricevuto un intero caricatore di un AK-47 dritto nel cuore, la nostra morte istantanea ed apparentemente inspiegabile), è altrettanto vero che la scusa del lag è a volte una semplice scorciatoia.
 
Al punto che i gamer ricorrono ad essa anche nella vita reale, ad esempio per giustificare ritardi sul lavoro, tamponamenti in fase di parcheggio e baci sulla bocca dati alle belle ragazze  
 
Console war
 
Argomento particolarmente odioso, a meno di non prenderlo per ciò che è (una baggianata, ndr), la console war è la declinazione videoludica dell’eterna lotta degli opposti: Guelfi e Ghibellini, Centrodestra e Centrosinistra, Vegani e Onnivori. Nello specifico, il termine si riferisce alla contrapposizione tra utenti PlayStation (sonari) e Xbox (boxari), con una minima partecipazione di quelli Nintendo, che prendono parole da entrambi e spesso se ne stanno buoni buoni (e soddisfatti) coi loro Mario e Zelda.
 
Lo scontro ha un livello superiore che prevede la contrapposizione tra giocatori PC (autodefiniti, molto umilmente, “Glorious PC Gaming Master Race”, gloriosa razza dominante del PC) e giocatori console (definiti dai primi, molto umanamente, “Filthy Console Peasants”, sporchi contadini/popolani delle console), con buona pace di chi pensava che le differenze di classe fossero state abolite.
 
La console war o PC/console war si gioca tutta nei commenti su social e siti specializzati, dove le diverse fazioni si attaccano a suon di frecciatine, dati tecnici, video comparativi, esclusive assolute o temporali, FPS e troll face. A supporto delle rispettive posizioni non c’è alcuna base, se non l’appartenenza stessa all’uno o all’altro schieramento: lotte del tipo “PlayStation è meglio perché io ho PlayStation” e “No, Xbox è meglio, perché io ho Xbox”. Esemplare il caso di utenti di entrambe le console che, per non rinunciare alla console war, diventano schizofrenici.
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