Log in

Quando il videogioco viene dalla mente dei giocatori

  • Scritto da Vincenzo Giacometti

L'Intelligenza Artificiale diventa creativa: nasce il primo videogame con personaggi, scenari e situazioni mai visti, ma solo immaginati.

Un tempo si era soliti dire che la differenza tra l'uomo e la macchina risiedeva nel fatto che l'intelligenza artificiale, per quanto sublime, non fosse dotata di fantasia, come accade invece nella mente umana. I tempi, però, sono decisamente cambiati e adesso esistono anche degli algoritmi in grado di captare le idee dei giocatori e di tradurle in realtà: virtuale, naturalmente. Il risultato (e la prova) è un videogioco più che evoluto, in grado di aggiornarsi da sé, dipingendo nuovi scenari, personaggi e ambientazioni.
Merito dell'evoluzione tecnologica e dell'innovazione, che ha spinto i colossi dell'industria del videogame ad ampliare i propri orizzonti per far fronte alla crescente concorrenza rappresentata dal cinema e dalle altre forme di entertainment, con l'uso sempre più spinto dell'Intelligenza Artificiale che ha rivoluzionato i costi, rendendoli più abbordabili, ma anche il design dei videogame, spostando l'asticella sempre più in alto.

Fino ad arrivare a livelli davvero sorprendenti. Uno studio dell'Università di Lione, per esempio, rivela come i disegnatori del mondo digitale presto dovranno soltanto “abbozzare” un orizzonte per poi aspettare che il software, con rapidità, lo riempia di dettagli inediti e sorprendenti. Dando vita a un videogame mai visto prima. Il caso che fa discutere è la crescita di Angelina: una macchina inventata a Falmouth, in Inghilterra, dal ricercatore Michael Cook e via via ottimizzata in versioni successive, fino a raggiungere livelli insperati di creatività. In questo caso, basta spingere il tasto “play” ed è tutto. Il computer, poi, può trarre le immagini da fonti aperte come Wikimedia Commons o prendere spunto dall'attualità, consultando giornali online e social media. Come spiegato da Cook alla "Mit Technology Review", la macchina non è impostata “per produrre giochi di un genere particolare, ma per realizzarli al meglio possibile”. Il programma, inoltre, è aperto ai suggerimenti degli utenti e così “di frequente trova soluzioni a cui nessuno aveva pensato”. Il tutto, in regimi di estrema velocità e, quindi, di grande capacità produttiva. “In tempi brevi - spiega Cook - può sottoporre svariate idee da portare avanti”. Quanto al risultato, i rischi sono azzerati: un algoritmo impedisce che si crei un videogioco già esistente. I videogiochi diventano così uno dei settori dove si testa con più efficacia l'Intelligenza Artificiale. Per poi applicarla, magari, in altri settori. Come quello militare, e non solo.
Share

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.