Log in

I giochi per console spariscono dai negozi cinesi

  • Scritto da Daniele Duso

Anche Animal Crossing è nella lista dei giochi vietati in Cina, ecco la dura vita delle console.

La dura vita delle console da gioco sul suolo cinese non ha un'origine recente. I primi problemi risalgono almeno all'anno 2000, quando il governo cinese ha vietato l'importazione e la vendita di console per contrastare le crescenti preoccupazioni sulla dipendenza tra gli adolescenti. Anche in seguito a questi divieti si è creato un mercato grigio di console e giochi (importanti "in qualche modo" dall'estero), ad uso esclusivo dei pochi appassionati cinesi, a dire il vero non molto contrastato dal governo, forse proprio per il suo essere un mercato molto marginale rispetto a quelli dei giochi su computer e, più di recente, i giochi mobile.

Anche quando il Governo ha finalmente revocato molte delle sue restrizioni sulle console, nel 2015, e giganti come Sony e Microsoft hanno cominciato a proporre, in Cina, edizioni dei loro prodotti attraverso partner locali, il mercato grigio non è scomparso. Così come dopo l'arrivo della Nintendo Switch, apparsa sugli scaffali dei negozi cinesi a partire dal 2019 (grazie soprattutto alla partnership tra Nintendo e Tencent). Il motivo? Facile comprenderlo: le versioni proposte in Cina sono tutte soggette a un rigido controllo normativo, cosa che limita la scelta degli utenti a una sparuta serie di titoli approvati dalla censura governativa.

Ma ora, negli ultimi giorni, pur senza un dichiarato motivo, pare che le console da gioco siano letteralmente sparite dai negozi online cinesi. A raccontare quanto sta accadendo su Taobao, uno dei più grandi store online cinesi (paragonato a Amazon e eBay) è Rita Liao, in un lungo pezzo pubblicato su TechCrunch, che ha provato a chiedere informazioni su queste sparizioni ai venditori ricevendo risposte vaghe come "è a causa di una perdita d'acqua" oppure "è dovuto a un guasto alle apparecchiature elettroniche" o "ragioni speciali", mentre il colosso Alibaba non ha risposto. Fatto sta che anche uno dei venditori più grossi, come Tgbus, non ha oggi alcuna console in catalogo.

In generale i siti online cinesi che davano vita al mercato grigio delle console, hanno cominciato a non proporre più questi articoli, pare interrompendo pure le spedizioni di quelli già venduti. Lasciando a bocca asciutta i giocatori appassionati di PlayStation, Xbox e Nintendo Switch, che nei bazar fisici di elettronica e negli store online trovavano edizioni (importate attraverso canali non autorizzati) dei loro giochi preferiti. Si tratta di giochi senza una licenza di gioco cinese, titoli che in Cina sono difficili da ottenere in altro modo.

Per il mercato del videogame cinese quanto accaduto, come detto, è poca cosa. I giochi per console ricoprono una parte relativamente piccola dell'intero settore, dominato dai giochi per dispositivi mobile e per PC. Ma nonostante ciò non è la prima volta che il mercato grigio delle console viene colpito. Si tratta pur sempre di un mercato che, per quanto piccolo, propone prodotti non consentiti dalla censura, per di più importanti eludendo la tassa di importazione cinese.

Stando a quanto riporta TheCrunch alcuni utenti anche stavolta ci vedono lo zampino del governo, che vuole rinforzare il suo controllo sul mercato del gaming. Basti pensare che nell'ultimo anno l'App Store cinese di Apple, su richiesta del governo, ha rimosso migliaia di giochi. Molti giochi per console sono illegali, basti pensare a Animal Crossing, ritirato da tutti i negozi (anche quelli del mercato grigio) dopo che uno dei più noti attivisti pro-democrazia di Hong Kong ha utilizzato il gioco come terreno di protesta. Non ci sarebbe da stupirci, quindi, se dietro alla comparsa del mercato delle console, ci fosse nientemeno che la mano di Xi Jinping.

Share