Log in

Tre musei in campo per salvare i 'vecchi' videogame

  • Scritto da Daniele Duso

I musei tematici di Rochester, Sheffield e Alicante fanno squadra per recuperare giochi arcade e sale giochi.

Tre musei in campo per salvare la storia dei giochi arcade e delle sale giochi. L'iniziativa, chiamata Saving the Arcade World, è partita da Team 17, sviluppatore e editore britannico, con l'idea di lanciare una raccolta fondi per iniziative di conservazione dei giochi arcade all'interno dei musei The Strong a Rochester (New York), National Videogame Museum a Sheffield e Museo del Videojuego Arcade Vintage ad Alicante (Spagna).

Le tre istituzioni già da anni operano per la conservazione di questi cimeli della storia videoludica, una attività che si è fatta urgente dopo che la pandemia da Covid-19, ha cambiato i piani di molte aziende, grandi e piccole, e mette a rischio il recupero di molti titoli. Basti pensare che anche la nipponica Sega, un'istituzione nel campo dei giochi arcade, ha recentemente deciso di dismettere questo l'investimento in questa sezione ormai non più redditizia come in passato.

Per sostenere la sua campagna Team 17 sarà la prima a versare il proprio contributo. L'azienda ha infatti comunicato che una parte degli introiti derivanti dai primi due mesi di vendite del gioco d'azione in pixel-art Narita Boy di Studio Koba, lanciato lo scorso marzo, andranno a finanziare il progetto. Lo stesso avverrà con i diritti di pubblicazione di uno dei brani musicali del gioco e con le vendite di un cabinato arcade.

"Collezioniamo videogiochi perché hanno avuto un impatto sul modo di giocare - ha spiegato Jon-Paul Dyson, vice presidente del museo The Strong, a Gamesradar.com -. In un momento importante nella crescita dei videogiochi, soprattutto negli anni '70 e nei primi anni '80, sono arrivare le sale giochi, che costituivano il modo principale con cui i giocatori sperimentavano i videogiochi, facendo cose impossibili da replicare con i sistemi domestici". Nel frattempo il museo di Sheffield sta sviluppando nuove pratiche di conservazione anche con la creazione di una comunità di ricercatori, accademici, curatori e collezionisti di videogiochi, in modo da individuare e diffondere una guida valida a livello internazionale.

Come avviene anche con altri supporti informatici digitali, infatti, il grosso problema è costituito dal facile deterioramento delle macchine arcade. Da qui nascono i musei tematici, che si impegnano per tenere in buona salute hardware e strutture esterne dei giochi di qualche decennio fa, principalmente mantenendole in funzione. Quando occorrono intervento di manutenzione questi non sono mai un problema da poco: c'è la necessità di mettere in campo conoscenze di elettronica (per schede e monitor) assieme ad altre più prettamente pratiche e artigianali (per gli interventi sui cabinati veri e propri). Il tutto vincolato alla necessità di mantenere la macchina il più possibile vicina alla sua immagine originale.

All'interno di un museo del videogiochi viene poi ricreata anche l'atmosfera tipica del tempo, con luci e musiche retrò capaci di dare spessore a un effetto nostalgia che è il valore aggiunto di questi luoghi. L'importanza soprattutto dei suoni, che riportano la memoria del visitatore a qualche decennio fa, la sottolinea bene l'attività del National Videogame Museum, che ha avviato un progetto di ricerca sulla registrazione dei suoni da sala giochi, attorno al quale dovrebbe nascere una vera e propria videoteca dal titolo "Vhs Tapes".

Intanto la campagna lanciata da Team 17 continua, e all'interno del solo Museo di Sheffield sono state già raccolte 200mila sterline grazie a donazioni di privati, ma anche di aziende come la Rockstar, Jagex e lo studio locale Boneloaf.

Share