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Da Catania un videogame per dire 'no' alla violenza

  • Scritto da Daniele Duso

Il nuovo progetto dell'Istituto per la Ricerca e l'Innovazione Biomedica del Cnr di Catania punta sul gioco per spiegare a bambini e adolescenti la violenza online.

"Essere connessi non significa solo rischiare di diventare vittime di abusi". A dirlo sono gli studiosi dell'Istituto per la Ricerca e l'Innovazione Biomedica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Catania, che per spiegare al meglio alle giovani generazioni le tematiche legate alla violenza online hanno scelto il loro linguaggio più di moda: quello dei videogame.

Così è nato il videogame interattivo, un seriuous game, come lo chiamano gli ideatori, rivolto ai bambini e agli adolescenti contro la violenza online. "In questo periodo di emergenza sanitaria", spiega Enrico Parano, neurologo e pediatra e responsabile della sede Cnr di Catania all'agenzia Dire, "l'uso di internet, dei social e di videogiochi online è aumentato in modo esponenziale tra i minori costretti a casa, esponendoli ulteriormente ai rischi della rete. Abbiamo pensato di creare un gioco adatto a loro, per renderli più consapevoli e meno vulnerabili ai pericoli e per un approccio sano alla socialità mediatica".

La realizzazione del videogioco, iniziata nel 2020, è parte integrante del progetto di ricerca multidisciplinare dell'Irib Cnr di Catania 'Maltrattamenti e abusi sui minori, correlazioni cliniche, genetiche e epigenetiche' e ha coinvolto esperti in Internet addiction, biotecnologia, robotica, neuropsichiatria. Ne è uscito un "serious game" basato su simulazioni virtuali interattive che affrontano varie tematiche legate alla violenza online.

"Il videogioco è destinato ad una fascia d'età compresa tra i 5 e i 15 anni", aggiunge Xena Pappalardo, dottoranda in Biotecnologia e referente del progetto- e nasce in collaborazione con i ricercatori Irib di Messina. È un modo veloce e facile per apprendere giocando, con cui intendiamo unire l'aspetto ludico e formativo per fare prevenzione, in modo stimolante e divertente".

Cyberbullismo, cyberstalking, fishing, adescamento, body shaming, revenge porn sono i reati sul web che colpiscono in numero sempre più preoccupante i minori: "Le conseguenze sono molteplici", prosegue Xena Pappalardo, "dai disturbi del comportamento a quelli alimentari, passando per l'isolamento. Ricevere un insulto, una molestia virtuale è tanto forte e tangibile, quanto quello che avviene nella realtà fisica e ha importanti effetti neurobiologici. Il nostro obiettivo non è solo valutare l'effetto, ma correggere il circuito neuronale deviato dall'impatto negativo, causato dalla violenza digitale, spesso più subdola e sottovalutata".

A lavorare al progetto per la realizzazione del web game, anche Gabriella Magistro, sociologa, dottoressa in Psicologia clinica ed esperta in Internet addiction: "Essere connessi non significa solo rischiare di diventare vittime di abusi, la rete offre numerose opportunità. Con il nostro lavoro, intendiamo contribuire a rendere le nuove generazioni consapevoli dei rischi che corrono e, allo stesso tempo, di adottare comportamenti rispettosi ed equi".

L'esperta spiega ancora che "a differenza dei giochi tradizionali, i serious game hanno finalità serie, sono progettati o per l'apprendimento o per fini educativi. Attraverso alcune funzioni come il coinvolgimento e la motivazione intrinseca, favoriscono l'assimilazione di competenze logico-razionali e di competenze trasversali, le cosiddette Life Skills: l'insieme di abilità sociali, cognitive e personali che consentono di affrontare positivamente le richieste e le sfide della vita quotidiana".

"Quelli pensati per la lotta alla violenza online", conclude Gabriella Magistro, "ripropongono situazioni reali, difficilmente riproducibili altrimenti, permettendo al giocatore, di agire all'interno di un ambiente molto simile a quello che si troverebbe a vivere nella vita offline affinché possa acquisire sia la consapevolezza dei fenomeni come il cyberbullismo sia gli strumenti per sapersi comportare in situazioni del genere".

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