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Con 'Messina 1347' anche la peste nera diventa un gioco da tavolo

  • Scritto da Daniele Duso

La terribile peste nera che falcidiò l'Europa del XIV secolo protagonista di un gioco da tavolo tra fughe in campagna, dominio della città e... amuchina.

Un nuovo gioco da tavolo vede protagonista... un'epidemia. Si tratta di "Messina 1347", che si sviluppa in uno dei periodi più tragici della storia della città siciliana. L'idea è dello spagnolo Raúl Fernández Aparicio e del ceco Vladimír Suchý, che hanno creato Messina 1347 rifacendosi a precisi studi storici, dando vita ad un gioco che può quindi avere, pur nella sua semplicità, anche delle funzioni didattiche.

Nell'illustrazione riportata sulla scatola del gioco si vede, sullo sfondo, la falce del Porto di Messina, in primo piano invece una famigliola con madre, padre e bambino su un carretto trainato da cavallo, ma anche due ratti e un teschio. Soggetti all'ordine del giorno, sette secoli fa, non solo a Messima ma in tante città italiane ed europee falcidiate dalla pestilenza. Ne raccontò, ad esempio, anche il Boccaccio, nel suo Decameron che riporta l'esperienza fiorentina. 

In Messina 1347 ogni giocatore incarna una importante famiglia messinese dell'epica. I signori della città lasciarono le loro abitazioni per trasferirsi in campagna, sperando così di evitare il contagio. Nella sua accezione didattica il gioco ricorda che, mentre si spostano, le famiglie cittadine spesso tentavano anche sul salvataggio di altre persone, lo stesso deve fare il giocatore nel gioco, così come devono cercare di vivere bene nella residenza di campagna insieme agli ospiti salvati durante il tragitto. Tutto ciò in attesa che la pandemia allenti la presa, consentendo a ognuni signoria di tornare a Messina e prendere il dominio di quartieri cittadini.

Si gioca su un tabellone che rappresenta la città, costituita da esagoni e aree portuali. Ogni esagono ha un'azione corrispondente ed un colore specifico. Si gioca su sei round, durante i quali ogni giocatore ha una plancia personale in cui tre pedine (un nobile, una suora e un artigiano) possono avanzare lungo dei tracciati e man mano "attivare" cittadini della loro categoria che si trovano sulla plancia stessa. 

Ogni round è formato da più turni individuali, in quanto ogni turno individuale si compone di quattro fasi: si posiziona un personaggio all'interno di un esagono libero, eventualmente spostandone uno lì dal round precedente, pagando per ogni movimento successivo al primo. Se presente un segnalino cittadino lo si preleva e lo si posiziona sulla propria plancia o, se la città ha uno o più cubetti peste, in una cabina di quarantena libera. Quindi si combatte il morbo coi segnalini fuoco, guadagnando punti o incappando in segnalini ratto. infine si esegue l'azione dell'esagono. In plancia invece è possibile guadagnare soldi, avanzare nei registri, migliorare i supervisori, costruire laboratori, migliorare le cabine, dotarsi di un carro e, nel caso si abbia uno di questi ultimi, ripopolare un esagono cittadino. Al termine vince chi ha accumulato più punti o, in caso di pareggio, chi all'inizio dell'epidemia si è arricchito di più con... l'amuchina.

Il gioco, in sé, non ha propriamente un fine didattico, se non per il fatto che si ispira a un periodo storico e a vicende realmente accadute. Inevitabile, tuttavia, che a qualche giocatore possa venire anche voglia di approfondire la conoscenza di questo periodo buio per l'Europa, a causa di una malattia introdotta attraverso i commerci marittimi dall'Asia centrale settentrionale durante gli anni trenta del 1300 e diffusasi poi in Europa a partire dal 1346. Nel 1347 la peste nera arrivò in Sicilia, scomparendo solo nel 1353. Secondo alcune stime la peste nera uccise almeno un terzo della popolazione europea di allora, provocando quasi 20 milioni di vittime.

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