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Dare, il videogame che insegna l'amicizia come cura

  • Scritto da Daniele Duso

Il progetto, rivolto a ragazzi adolescenti, sensibilizza sulle tematiche legate alle patologie inguaribili e alle cure palliative pediatriche.

Si intitola Dare ed è un videogame innovativo rivolto soprattutto a ragazzi tra i quattordici e diciannove anni. La sua particolarità è quella di voler portare un insegnamento parlando la lingua più famigliare ai giovani d'oggi, quella dei videogame. E attraverso il videogame, appunto, il progetto, ideato dalla Fondazione Maruzza e realizzato da Wisdom Studio e proposto in alcune scuole superiodi d'Italia, prova a sensibilizzare gli adolescenti sulle tematiche delle patologie inguaribili e delle cure palliative promuovendo l'inclusione di chi, spesso, resta ai margini, allontanato da timori e pregiudizi.

Si tratta di un applied game basato su una struttura duale, che alterna il mondo reale, presentato tramite filmati in motion comic, e il mondo onirico nella sua parte entertainment 3D. Il gioco racconta l'amicizia tra due adolescenti, Zeno e Violetta, che nel corso della storia affrontano pregiudizi ed emozioni suscitate dall'incontro con la disabilità e la malattia inguaribile. Sensazioni, pensieri, pregiudizi ed emozioni che vengono presentate ai ragazzi attraverso il media videoludico, portandoli a scoprire, o approfondire, ciò che può scaturire dall'incontro con una persona malata, soprattutto se molto giovane e colpita da una malattia dichiarata non guaribile.

Pensieri ed emozioni come disorientamento, curiosità, imbarazzo, paura, ma anche pregiudizio e diffidenza, sono elementi che incontrano nel corso del gioco, che aiutano a capire l'importanza delle cure palliative pediatriche, poco riconosciute come strumento in grado di alleviare le sofferenze e garantire qualità alla vita dei minori (almeno 30mila in Italia) che convivono quotidianamente con una patologia giudicata inguaribile dalla scienza attuale.

Come funziona Dare? Il videogiocatore impersona un adolescente ricoverato in ospedale a causa di un grave incidente che gli fa vedere tutto nero, convinto che la sua vita sia ormai in frantumi. Durante la notte una ragazza del reparto di neurologia pediatrica si rifugia in camera del ragazzo per sfuggire ai controlli del personale del turno di notte. Qui parte la missione del giocatore: raggiungere il distributore automatico al piano terra per prendere dei dolci.

Si avvia così un gioco che porta ad affrontare diversi livelli di difficoltà, con il videogiocatore chiamato a sconfiggere un arduo nemico: il Pregiudizio. Questo è Dare, un gioco che si presenta con un'alta valenza sociale e che è entrato a far parte del progetto più generale pensato per le scuole secondarie di secondo grado "CPP – Come Partire Pari". Si tratta di un progetto educativo che ha l'obiettivo di formare i cittadini di domani fornendo loro gli strumenti cognitivi e relazionali anche, come nel caso di Dare, per poter affrontare con più leggerezza il tema della malattia, in particolare quella dei minori. Una sofferenza che, se ancora non ha ottenuto una cura dalla ricerca scientifica, può sicuramente trovare sollievo nell'incontro che può generere amicizia, partendo da empatia e da piccoli gesti di gentilezza.

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